Morì per schivare il capriolo, chiesto un milione

La tragedia del 32enne Di Fabio: inizia il processo in tribunale, chiamata in causa la Regione Abruzzo
CIVITA D’ANTINO. Oltre un milione di euro a titolo di risarcimento danni. Ammonta a tanto la richiesta avanzata dai genitori e dai fratelli di Marco Di Fabio, il 32enne di Civita d’Antino morto in un incidente stradale in moto causato dall’attraversamento di un capriolo. Era il 26 agosto del 2017.
A distanza di cinque anni dalla tragedia, in tribunale di Avezzano si è aperto il processo civile in cui la famiglia della vittima ha chiamato in causa la Regione Abruzzo in quanto responsabile per i danni da fauna selvatica. Nel corso della prima udienza la Regione Abruzzo si è costituita sostenendo che il tribunale competente debba essere quello dell’Aquila e chiamando in causa la Provincia in quanto a responsabilità. Tesi respinte dagli avvocati Leonardo e Luca Casciere che assistono papà Domenico, mamma Antonella, il fratello Andrea e la sorella Arianna. Al termine dell’udienza il giudice Mario Cervellino si è riservato di prendere delle decisioni in merito.
La vittima stava percorrendo l’ex regionale 82 del Liri in sella alla sua Ducati quando ha trovato la morte. Erano stati alcuni testimoni a raccontare ai carabinieri che dal bordo della via era spuntato un capriolo adulto, con Di Fabio che aveva perso aderenza sull’asfalto proprio nel tentativo di evitare l’animale. Il giovane si era schiantato contro il guard rail dopo un volo di oltre 50 metri, morendo sul colpo, nonostante il regolare uso del casco. In aula erano presenti i familiari di Marco Di Fabio che, in caso di vittoria, intendono devolvere parte del risarcimento alle associazioni delle vittime della strada. Al giovane vennero intitolati un rifugio di montagna e la centrale Enel di Morino dove lavorava. Una targa lo ricorda alle pendici dell’Etna, in Sicilia. La meta di un viaggio in moto con gli amici che lui non ha mai intrapreso.
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