Movida e residenti senza sonno: vogliono 2,5 milioni dal Comune

15 Settembre 2023

Inviate in municipio 50 diffide da 50mila euro ognuna, l’azione coordinata dal comitato dei cittadini Aloisio: «La quiete pubblica è un diritto. Servono regole e controlli, la situazione sta degenerando» 

L’AQUILA. I residenti del centro storico fanno sul serio e ora vogliono dal Comune dell’Aquila un maxi risarcimento danni da 2,5 milioni di euro per il disturbo alla quiete pubblica provocato dalla movida rumorosa del centro storico.
L’azione legale era stata annunciata, minacciata e preparata avanzando una miriade di richieste di accesso agli atti sulle autorizzazioni alla diffusione musicale e alla somministrazione di alimenti concesse dal municipio ai locali. Nei giorni scorsi lo scacco: 50 lettere sono arrivate in Comune, firmate da altrettanti residenti del cuore della città, ognuno dei quali chiede 50mila euro di danni. A coordinare l’azione è stato il comitato “Cittadini per il centro storico”, che ha assistito i residenti con l’avvocato Fausto Corti. E non è tutto: tra i contenziosi legali già avviati, il 20 settembre andrà in scena la prima udienza davanti ai giudici del Tar sul ricorso del comitato contro l’ordinanza comunale che ha consentito a organizzatori di eventi e gestori dei locali di tenere accesa la musica fino a notte fonda durante le serate clou della grande festa della Perdonanza celestiniana.
«La quiete pubblica è innanzitutto un diritto di tutti i cittadini, che devono poter dormire di notte», spiega la presidente del comitato, Claudia Aloisio, continuando: «Tra i firmatari della diffida ci sono anche addetti alle gru, autisti e operatori sanitari. Persone che al lavoro possono mettere in pericolo se stessi e gli altri se non riposano. Il problema è sentito e collettivo: tra i 50 firmatari ci sono anche tante persone non iscritte alla nostra associazione, ma che sentono la necessità di inviare un messaggio forte alla politica e ci hanno chiesto aiuto. Chiediamo tutti una cosa semplice: una regolamentazione. E poi controlli».
A favorire l’azione legale dei 50 residenti del centro storico aquilano c’è il recente pronunciamento della Corte di Cassazione, intervenuta su una vecchia disputa tra cittadini di Brescia. Nella sentenza di terzo grado, che ha ribaltato quella di secondo, la Corte ha fissato il principio secondo cui di fronte alla tutela del privato che lamenti la lesione del diritto alla salute, del diritto alla vita familiare e della stessa proprietà per immissioni acustiche intollerabili provenienti da area pubblica, la pubblica amministrazione «è tenuta ad osservare le regole tecniche o i canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei propri beni e, quindi, il principio del neminem laedere». Il Comune – in particolare quello di Brescia, ma di riflesso tutti gli altri municipi italiani – può quindi essere condannato sia a risarcire il danno che ad agire per ridurre le immissioni.
«Il centro storico è in abbandono», continua Aloisio, toccando anche l’allarme degli atti di violenza tra giovani. «La situazione sta degenerando e noi non ci possiamo stupire. Una delle cause è proprio quello che il centro offre ormai solo alcool e musica fino a tardi. Manca un’offerta sociale, culturale e aggregativa. A questo deve pensare la politica: non è compito delle forze dell’ordine, che da sole non bastano».
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