Movida molesta, è scontro legale «Chiediamo i danni al Comune»

Il Comitato dei cittadini fa leva sulla recente sentenza della Cassazione: «Negata la quiete pubblica Stiamo inviando decine di richieste di risarcimento, anche agli assessori. Poi partiranno le cause»
L’AQUILA. È una vera e propria dichiarazione di guerra, sul fronte sempre caldo della movida aquilano. A emetterla l’avvocato del comitato Cittadini per il centro storico Fausto Corti: «Stiamo inviando al Comune decine di richieste di risarcimento danni, presto partiranno anche le cause civili». La base giuridica è data dal recente pronunciamento della Cassazione, che mette i municipi davanti al rischio di veri salassi per le proprie casse se non garantiscono la quiete pubblica.
LO SCONTRO
«L’estate 2023 è già come quella dell’anno scorso, cioè senza controllo. I vigili urbani lavorano fino alle 20, poi scatta l’anarchia, tra rumore e sporcizia. Ci vengono segnalate discoteche cielo aperto allestite dai privati nelle piazze, oltre agli eventi pubblici», esordisce Corti, continuando: «L’obbligo del Comune di garantire la quiete pubblica – sancito nuovamente dalla Cassazione nel recente pronunciamento – viene disatteso sistematicamente. Non c’è alcun rispetto dei diritti. Mentre l’approvazione del Piano del rumore è atteso da almeno venti anni. Il centro storico è diventato invivibili e i residenti se ne stanno andando. Dopo 14 anni di sacrifici e miliardi di spesa, si stava ripopolando, ma con l’amministrazione Biondi si sta vedendo un nuovo spopolamento».
Quindi ancora: «Per tutto questo ora stiamo mandando diverse decine di richieste di risarcimento danni al Comune, ma anche a chi non ha assunto i provvedimenti di sua competenza, come assessori e responsabili della polizia municipale. La mossa serve a interrompere il processo di prescrizione. Poi stiamo attivando anche delle vere e proprie azioni civili: presto partiranno gli atti di citazione in causa».
L’avvocato entra anche nella polemica di piazza Chiarino, nata intorno al l’evento musicale della sera del 16 giugno legato alla rassegna “Venerdì in centro”, spostato all’ultimo e mai più riproposto: «Non siamo stati noi a chiederne l’annullamento. Ma è giusto così e per diversi motivi. A partire dal principio di rotazione espresso nelle norme comunali: piazza Chiarino era già stata sede di altri eventi musicali nei giorni precedenti».
LA CASSAZIONE
Il pronunciamento della Corte di Cassazione dei primi di giugno è intervenuta in una azione legale avviata da due cittadini di Brescia nel 2012. In primo grado il tribunale aveva dato loro ragione, ordinando al Comune di predisporre un servizio di vigilanza con agenti per disperdere la folla dopo la chiusura dei locali. La Corte d’Appello aveva invece rovesciato il verdetto. La terza sezione civile della Corte di Cassazione ha ribaltato nuovamente e definitivamente la sentenza, sostenendo che di fronte alla tutela del privato che lamenti la lesione del diritto alla salute, del diritto alla vita familiare e della stessa proprietà per immissioni acustiche intollerabili provenienti da area pubblica, la pubblica amministrazione «è tenuta a osservare le regole tecniche o i canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei propri beni e, quindi, può essere condannata sia al risarcimento del danno patito dal privato in conseguenza delle immissioni nocive che abbiano comportato la lesione di quei diritti, sia la condanna a un facere, al fine di riportare le immissioni al di sotto della soglia di tollerabilità». Ora la causa è rinviata alla Corte di Appello per definirne i dettagli. Ma le conseguenze si vedono già in tutta Italia. E anche all’Aquila.
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