Movida violenta, condanne ai risarcimenti dopo 10 anni

La Corte d’appello ha applicato la prescrizione agli imputati che dovranno pagare i danni L’entità sarà definita in un altro procedimento civile. La rissa tra via Sassa e Piazza San Biagio
L’AQUILA. Il Magoo, in via Sassa, era uno storico locale che dal 1998 fino al sisma del 2009 ha rappresentato la storia del divertimento dei giovani aquilani tra via Sassa, cuore della movida aquilana e i vicoli intorno a piazza San Biagio. Una decina danni fa però, quel sano divertimento notturno venne macchiato da una mega rissa nei pressi del locale i cui effetti giudiziari si sono sostanzialmente definiti con una sentenza di Corte d’appello che ha condannato tre imputati al risarcimento delle persone malmenate. Una rissa che scoppiò in mezzo a circa seicento persone che erano in zona.
Poche settimane fa, dunque, in Corte d’appello sono comparsi i giovani accusati della rissa. Si tratta di Paul Sabatini, Adolfo Scimia, Massimiliano Ferro i quali in primo grado furono condannati a pene comprese tra un anno e nove mesi di reclusione con l’obbligo di risarcire le parti lese da definire in un procedimento di natura civile.
In appello, invece, è intervenuta la prescrizione che ha messo al riparo gli imputati dalle condanne ma ha anche confermato le stesse statuizioni compreso l’obbligo del risarcimento. La colluttazione fu abbastanza violenta al punto che uno dei picchiati riportò la frattura pluriframmentata delle ossa nasali e un ematoma a uno zigomo. Parte civile, va precisato, è anche Sabatini, uno degli imputati, il cui appello in sede penale è stato però respinto.
La causa scatenante della rissa fu un diverbio tra Sabatini, avventore, e un addetto all’ingresso. Questi propose a Sabatini e ad altri avventori di restituire loro i soldi del biglietto, visto che c’era troppa gente. Ma non ci fu accordo e iniziò una scazzottata che poi ha portato alla condanna in primo grado davanti al giudice Giuseppe Grieco nel 2014.
In quel primo processo gli imputati erano dieci, tutti giovani aquilani ad eccezione di un ragazzo serbo ma la maggior parte di loro fu assolta anche con formula piena. Alcuni, infatti, si trovarono nel pieno della bagarre senza volerlo e si difesero.
L’istruttoria fu molto complessa, per via delle tante testimonianze da sentire, e per gli investigatori fu molto complicato dipanare la matassa per capire chi dovesse finire davanti al tribunale.
Le motivazioni di questo secondo giudizio saranno depositate dal collegio, presieduto dal giudice Luigi Catelli entro il 31 marzo prossimo.
Il caso in teoria, potrebbe essere impugnato in Cassazione, ricorso di dubbia utilità, e non solo per i costi, ma a fronte di due sentenze simili tra loro.
La principale parte civile, che ha passato molti giorni, in ospedale, era rappresentata dagli avvocati Riccardo Lopardi e Maurizio Dionisio. Gli altri imputati che hanno ottenuto la prescrizione sono stati difesi dagli avvocati Giammateo Riocci, Giuliana Martinelli, Patrizio Pupatti, Paola Cococcia.
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