Mulini ad acqua, patrimonio da salvare

AVEZZANO. Mulini ad acqua, testimoni della civiltà contadina, nell’incuria più totale. Salvarli, significa preservare l’identità culturale del popolo marso e farne una risorsa per l’economia. Ad...
AVEZZANO. Mulini ad acqua, testimoni della civiltà contadina, nell’incuria più totale. Salvarli, significa preservare l’identità culturale del popolo marso e farne una risorsa per l’economia. Ad avvertire l’esigenza del recupero di questo importante patrimonio etno-antropologico è stata la presidente dell’Archeoclub della Marsica, Laura Saladino. La professoressa Saladino ha effettuato già un censimento dei mulini dell’area fucense e si propone di estenderlo all’intera Marsica. Un lavoro di ricerca come preludio al restauro e alla valorizzazione di un patrimonio che di sicuro contribuirebbe al rilancio del turismo.
«Il mulino ad acqua», spiega Saladino, «è già noto in età imperiale, tuttavia la sua diffusione nel mondo romano è molto limitata. Ampia è invece la diffusione nel medioevo». Nell’area del censimento, il mulino più antico lo si può far risalire al VI-VII secolo d.C., e sorgeva in località Paludi, a Celano. Resti dell’opificio sono stati rinvenuti nel 1997. Sono una ventina i mulini censiti. Alcuni possono essere ancora recuperati, di altri rimangono solo delle tracce. Di quello di Avezzano, che sorgeva a Caruscino, invece, non è rimasto nulla. I mulini hanno rappresentato una svolta nella storia dell'uomo. Fino ad allora la macina veniva azionata dagli uomini e dagli animali da tiro. Sorgevano accanto ai corsi d’acqua e a edificarli erano persone potenti, che obbligavano i contadini a servirsene. «Nell’alto medioevo», spiega Saladino, «molti mulini dipendevano dai monasteri, che, nella Marsica, erano anche dei grandi proprietari terrieri. Perciò non è da escludere che a loro sia da attribuire la costruzione dei primi mulini fucensi, come quello di Paludi; il più antico dei 2 di Venere; quello di San Benedetto, e forse anche quello di Pozzo di Forfora, a Ortucchio. Via via i mulini monastici entrano a far parte dei beni della diocesi dei Marsi». Nel XX secolo. I mulini ad acqua sono stati soppiantati da quelli elettrici. Ma alcuni hanno funzionato fino agli anni Settanta. (n.m.)
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