Muratore trovato strangolato col cavo per ricaricare il telefono

22 Ottobre 2021

Il 56enne viveva nell’abitazione insieme al figlio e alla nuora, i due ascoltati a lungo dai carabinieri Esclusi segni di colluttazione. Saranno gli esami medico legali a dare risposte. Casa sequestrata

PETTORANO SUL GIZIO. È giallo sulla morte di un 56enne di origine kossovara, trovato senza vita nella sua camera da letto, con un cavetto per la ricarica del telefonino stretto attorno al collo. Si tratta di Adem Berisha, pettoranese a tutti gli effetti (risiedeva in paese da almeno trent’anni), rinvenuto cadavere dal figlio con il quale conviveva, insieme alla nuora e al nipotino, nella notte tra mercoledì e giovedì. Sul caso, che presenta ancora molti lati oscuri, la Procura di Sulmona ha aperto un’inchiesta tesa a fare piena luce sulle cause che hanno portato al decesso. Le indagini e gli ulteriori accertamenti dovranno chiarire se si è trattato di un gesto autolesionistico oppure di una morte causata da terzi e quindi un omicidio con messinscena.
L’ALLARME NELLA NOTTE
A prestare i soccorsi, in base a una ricostruzione dei carabinieri, è stato il figlio. Sul posto sono intervenuti il personale del 118 che ha potuto solo constatare il decesso dell’uomo e i carabinieri della compagnia di Castel di Sangro insieme al Nucleo investigativo dell’Aquila, tutti coordinati dal capitano Fabio Castagna e dal maggiore Edoardo Commandè. Contemporaneamente il sostituto procuratore Edoardo Mariotti, in servizio nel tribunale di Sulmona da pochi giorni, ha aperto un fascicolo sul caso incaricando il medico legale, Ildo Polidoro, di procedere con l’autopsia che sarà svolta, molto probabilmente, nella giornata di domani. La salma è stata trasferita nell’obitorio dell’ospedale mentre l’abitazione dove è avvenuto il decesso, è stata posta sotto sequestro, insieme ad alcuni elementi trovati nella camera da letto, tra cui il cavetto per la ricarica del telefono che ha provocato la morte per strangolamento. L’uomo viveva con il figlio 31 enne, la nuora e il nipote. Tutti e tre erano presenti nella casa al momento della tragedia. Sia il figlio che la nuora sono stati ascoltati in caserma come persone informate dei fatti e dopo un lungo interrogatorio sono stati rilasciati senza che nei loro confronti sia stato emesso alcun provvedimento. Dovranno tuttavia tenersi a disposizione, senza allontanarsi.
LA PRIMA RICOSTRUZIONE
La vittima è stata trovata dal figlio nella sua camera dal letto, già privo di vita. Attorno al collo aveva un cavetto a mo’ di cappio, di quelli comunemente utilizzati per ricaricare il telefonino. Nella stanza i carabinieri non hanno trovato segni di colluttazione, né elementi che potessero far pensare a un’aggressione: il corpo non presenta lesioni esterne.
Gli esami chiariranno se ha assunto (o è stato costretto ad assumere) delle sostanze che possano aver alterato lo stato psicofisico. Tutto farebbe pensare a un episodio autolesionistico, visto che l’uomo si sarebbe dovuto difendere in caso di aggressione. In casa, poi, non ci sono segni che lasciano presupporre l’ingresso di altre persone. Il 56enne non aveva mai manifestato propositi di togliersi la vita, pur avendo una situazione familiare in Kossovo abbastanza complicata, con un figlio gravemente malato.
L’AUTOPSIA
I carabinieri non vogliono lasciare nulla al caso e tramite il sostituto procuratore hanno deciso di affidarsi all’autopsia che sarà svolta dall’anatomopatologo Ildo Polidoro, il quale già ieri mattina ha eseguito una prima ricognizione dalla quale sono emersi gli elementi finora accertati.
L’ulteriore e approfondito esame servirà a scoprire le esatte cause della morte.
CHI ERA ADEM BERISHA
Adem era conosciuto e benvoluto da tutti in paese dove viveva da circa trent’anni. Ha sempre fatto il muratore al servizio di imprese edili del posto. Era stato il primo della famiglia a trasferirsi in Abruzzo dal Kosovo e dopo qualche anno il figlio l’ha raggiunto. Tra loro non ci sarebbero mai stati screzi o litigi, raccontano i vicini di casa.
Da una quindicina di giorni l’intera famiglia si era trasferita nella nuova casa in via Panfilo Monaco, teatro della tragedia, più grande e confortevole rispetto a quella dove hanno sempre vissuto al centro del paese. La nuora, infatti, è in attesa di un secondo bambino, ragione che lo aveva spinto, insieme al figlio, a mettersi alla ricerca di una nuova abitazione. La stessa della tragedia dai misteriosi contorni.
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