Musulmani aquilani: no al terrorismo siamo uomini di pace

La comunità islamica racconta come ha vissuto i terribili giorni vissuti dopo l'attentato al periodico satirico francese "Charlie Hebdo"

L’AQUILA. Abdula Salihi (Duli per gli amici), piastrellista di 27 anni, vive all’Aquila da quando ha sei anni e viene dall’Albania. Achatibi Abderrahman è un atleta conosciutissimo in Abruzzo, viene dal Marocco e si allena nella zona Est della città macinando chilometri con un’arancia in tasca (frutto che non rinuncia a cedere ai podisti che incontra per strada). Ahmed Lafsah ha una famiglia con due bambini. Tairi Rihan è in Italia da 20 anni. Gamal Bouchaib si è sposato con una ragazza originaria di Pescasseroli in chiesa, con rito islamico. Sono solo alcuni dei rappresentanti della comunità islamica che all’Aquila conta 1500 persone. Gente normale con figli da portare a scuola, bollette da pagare, palestra, cinema e i problemi legati al lavoro che non c’è e al post-sisma. Sono centinaia, ad esempio, le famiglie islamiche che hanno perso la casa nel terremoto e ora vivono – subendone i disagi – al Progetto Case. Come molti aquilani.

È da queste persone che arriva una presa di posizione netta contro l’attentato che ha colpito la redazione del periodico satirico francese «Charlie Hebdo», uccidendo 12 persone. Ore di terrore che hanno scosso la comunità musulmana aquilana, che non ci sta a essere assimilata «da un’opinione pubblica che poco sa di Islam, all’idea diffusa dal segretario della Lega Nord secondo il quale “abbiamo milioni di islamici pronti a sgozzare”. «L’Islam è, invece, moderato, vuole la pace, l’integrazione, il rispetto dell’altro». Ed è responsabilità dei musulmani prendere la parola, denunciare l’efferatezza degli attentati terroristici in tutto il mondo. E «spiegare» la loro religione.

[[(Video) I musulmani aquilani: no alla violenza dei terroristi]]

Un percorso partito ieri per iniziativa del consigliere comuale straniero Gamal Bouchaib e di alcuni giovani rappresentanti della comunità islamica: Rihan Tairi, vicepresidente dell’associazione culturale macedone-albanese, Lafsahi Ahmed dell’associazione «Amici di Fattah», Abdula Salihi, presidente dell’associazione macedone-albanese, l’atleta Abderrahman e Chafiq Azizi del centro islamico cittadino. «La comunità musulmana si sente indignata per i fatti di Parigi e disapprova le gesta di questi terroristi», ha detto Salihi, «che purtroppo vengono identificati nell’Islam. Il nostro messaggio è di solidarietà alla Francia e alle famiglie delle persone uccise».

All’Aquila sono due i luoghi di culto islamici: a Bazzano e in via Cacchi, nella zona Ovest. Una comunità ben integrata, che proviene per lo più da Marocco, Albania, Tunisia. Anche se si potrebbe fare di più: mancano luoghi di socializzazione e politiche di integrazione e mediazione culturale, oltre che servizi alle famiglie che non sempre conoscono la rete dei servizi sanitari, istituzionali e delle forze dell’ordine, solo per fare qualche esempio. «Non ci sono allarmi in città», dice con forza Gamal. «Eppure l’orrore degli attentati al popolo francese ci porta a un’assunzione di responsabilità. I musulmani nel mondo condannano il terrorismo. Se passasse il messaggio che Islam significa terrorismo sarebbe pericolosissimo. L’Islam moderato nel nostro Paese non ha sostegno istituzionale. Non sono state assunte mai scelte politiche che potrebbero aiutare a vivere senza la paura del giudizio. La libertà di culto, invece, dovrebbe essere assicurata nella cornice della nostra Costituzione».

È il giovane Salihi a spiegare come l’integrazione all’Aquila «è stata facile, la città ci ha accolti offrendoci la possibilità di fare tante iniziative e aprire luoghi di culto in cui professare la nostra religione. Grazie anche all’aiuto delle istituzioni». Come vincere il pregiudizio nei confronti del mondo islamico? «Organizzando momenti d’incontro interculturale e interreligioso, come quello del novembre scorso, con parroci cattolici e l’Imam di Skopje proprio per dare un messaggio positivo dell’Islam di pace e fratellanza».

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