’Ndrangheta in città già prima del sisma

E’ emerso durante un’udienza in tribunale che vede imputato un aquilano sospettato di aver avuto rapporti con le cosche
L’AQUILA. Il processo su presunte infiltrazioni della malavita calabrese negli appalti del post-sisma entra nel vivo. Un processo nel quale sono imputati di concorso esterno in associazione di stampo mafioso, l’aquilano Stefano Biasini di 36 anni che sarebbe stato insieme ad altri tre calabresi il «grimaldello» per entrare nel giro degli appalti per la ricostruzione. Questa, almeno, è la tesi della procura sulla scorta di indagini di Mobile e Finanza. Secondo gli investigatori se non fossero scattate le manette gli accusati avrebbero rastrellato una dozzina di appalti.
Gli altri imputati sono tutti calabresi: Antonio Vincenzo Valenti, Francesco Ielo e Massimo Maria Valenti per il quale al momento il giudizio è sospeso per motivi di salute in vista di una verifica sulla sue condizioni.
Ieri sono stati ascoltati alcuni finanzieri nelle vesti di testimoni dell’accusa. Uno di loro ha confermato che, a loro avviso, Giovanni Santo Caridi, personaggio di spicco della cosca calabrese, sembrava avere avviato iniziative all’Aquila già prima del sisma, ovvero nel febbraio 2009, quando in una banca venne aperto un conto corrente a suo nome. Ma nessuno dei testimoni è stato in grado di spiegare che tipo di presenza fosse la sua nel senso che a provarlo ci sono solo le intercettazioni. Me nessuno, come hanno evidenziato alcuni difensori, ha prove documentali della sua presenza.
Nel corso del dibattimento sono state messe in evidenza quelle che, secondo la difesa, sono lacune istruttorie che saranno oggetto di integrazione.
Infatti, vista l’impossibilità di accertarlo sulla scorta degli atti disponibili, il pm, di intesa con le difese che non si sono opposte, si occuperà di verificare due aspetti che il tribunale ritiene di interesse. Prima di tutto quali e quanti fossero di dipendenti dell’imprenditore Biasini prima e dopo il sisma. Si vuole capire se corrisponde al vero (o meno) il fatto che facesse lavorare solo calabresi pur tenendo nel libro paga anche i operai aquilani.
E, inoltre, il presidente del collegio, Ciro Riviezzo, ha posto anche l’accento sulla motivazione di fogli di via disposti dal questore nei riguardi di due persone (di dubbia fama) che non sono indagate ma che potrebbero avere avuto dei contatti con gli imputati. I due vennero fermati per un controllo dalla polizia nel centro commerciale L’Aquilone. Riviezzo, visto che negli atti non ci sono spiegazioni, vuole conoscere la ragione del provvedimento ed entro la prossima udienza ci sarà la risposta al quesito anche perchè tra i testimoni di dovrebbero essere dei poliziotti.
Un altro finanziere, raccontando di una perquisizione a casa dell’imputato Ielo a Roma, ha parlato del curioso particolare del ritrovamento di alcuni dollari in una scarpa nascosta in un ripostiglio.
Il processo è stato rinviato e sono state già fissate le due prossime udienze. La prima il 17 aprile e la seconda l’8 maggio.
Le difese di Biasini, comunque, sostengono che il loro assistito non sapeva di avere a che fare con persone vicine alla malavita e che, comunque, nessuno degli imputati è da ritenere persona collusa con le cosche. E i sospetti poggiano quasi esclusivamente su intercettazioni non univoche nelle interpretazioni.
Tutti gli imputati, comunque, sono a piede libero da oltre un anno. Il collegio difensivo è formato da Vincenzo Salvi, Amedeo Ciuffetelli, Attilio Cecchini.
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