Nell’inferno di S. Gregorio si vive in case diroccate

2 Febbraio 2016

Viaggio tra le abitazioni prima dichiarate inagibili e poi ritenute non a rischio Marulli (Assocasa): a pochi metri da noi i pericolosi edifici da demolire

L’AQUILA. Non c’è neanche un cartello ad avvisare chi volesse inoltrarsi in quell’inferno di macerie e rifiuti che è zona interdetta, pericolosa. La sensazione, entrando, è che possa crollare tutto da un momento all’altro. Eppure, a quasi sette anni dal terremoto, circa 80 famiglie con bambini ci vivono intorno. Pochi metri in linea d’aria a separare il blocco E delle case di edilizia residenziale pubblica di San Gregorio dalle abitazioni considerate agibili, talmente ben messe da farvi rientrare gli occupanti dopo pochi mesi dal sisma.

Le stesse case, tutte di proprietà del Comune dell’Aquila, sono state al centro di un balletto di classificazioni davvero singolare, ricordano le famiglie che vi abitano. Dichiarate inagibili dopo il terremoto del 2009, già nell’agosto successivo sono tornate abitabili come per magia, visto che nessun intervento vi è stato realizzato per riparare i danni del sisma. Tra queste quella di Franco Marulli, segretario di Assocasa, che con la sua famiglia vive in un alloggio considerato abitabile, nel quale sono ben visibili diverse crepe sui muri. Tra tutte, quella sulla scala che porta al piano superiore e quella che taglia il muro della cucina da parte a parte.

«Adesso», osserva Marulli indicando il pavimento, «anche le mattonelle cominciano a staccarsi». Entrando nel blocco E vengono i brividi. La puzza di muffa regna ovunque, per non parlare delle tamponature interne che si sono staccate per la forza del sisma e che non vengono giù solo grazie alla presenza di una porta che miracolosamente le trattiene, non si sa fino a quando. Materassi, arredi, scarpe, vestiti vomitati dagli armadi scoppiati quella notte di quasi sette fa, giacciono a terra, in balìa di tutti gli eventi atmosferici che si sono susseguiti in questi anni. Il risultato è un miscuglio di sporcizia che unito alle macerie e alle erbacce che hanno riconquistato i cumuli di detriti, dà esattamente il senso dell’abbandono. Parlare di degrado, qui, assume davvero un senso. Gli edifici a rischio crollo sono stati puntellati , ovunque, ma non il plesso E delle case Erp di San Gregorio. L’unico “dissuasore” è la banda arancio che un tempo circondava gli edifici e che ora, dopo quasi sette anni, giace a terra. Chiunque, soprattutto un bambino, in qualsiasi momento potrebbe entrare in quello scheletro pieno di insidie. «La nostra sensazione», commenta tristemente Marulli, «è che ci sia la volontà politica di abbandonare le famiglie socialmente più fragili». E pensare che l’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri numero 3808 del 2009 aveva stanziato 43 milioni di euro, come ha scritto l’avvocato Carlotta Ludovici (che rappresenta molte famiglie di assegnatari) nell’integrazione di un esposto presentata nel 2013, da destinarsi alla riparazione degli immobili di edilizia residenziale comunale. Di quei soldi, almeno fino a oggi, per San Gregorio non risulta essere stato speso un solo euro. E quello che colpisce, è che nulla si sa circa il destino di quell’insediamento nato, è il caso di dirlo, proprio sotto una cattiva stella. Le case di San Gregorio sono state assegnate durante la seconda giunta Tempesta, ma i lavori di realizzazione erano iniziati una ventina di anni prima. Peccato che il collettore si trovasse più in alto rispetto alla rete fognaria.

Angela Baglioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA