Neofascisti, inchiesta quasi chiusa

8 Gennaio 2015

La Procura definisce le accuse nei confronti dei principali indagati del gruppo

L’AQUILA. Le accuse sono di fatto cristallizzate. Il gruppo «Avanguardia ordinovista», organizzazione clandestina neofascista che progettava azioni violente contro obiettivi istituzionali, era un’associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico e finalizzata all’incitamento alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

Per questo motivo, ricevuta l’informativa conclusiva da parte degli investigatori, i carabinieri del Ros, la Procura dell’Aquila si accinge a chiudere formalmente l’indagine che ha portato all’arresto di 14 persone (tre delle quali ai domiciliari) che hanno trascorso il Natale con la restrizione della loro libertà personale. Tra questi anche Stefano Manni, residente a Montesilvano, ritenuto il capo del gruppo. Dopo il blitz dell’antivigilia della festa, le indagini sono proseguite con una serie di attività che possono dirsi ormai praticamente concluse. Per questo motivo, a carico degli arrestati – e dei 31 indagati coinvolti nella stessa vicenda – il pm titolare dell’indagine Antonietta Picardi sta per chiedere il processo. Nel corso degli interrogatori alcuni degli indagati hanno scelto la linea del silenzio. Altri, invece, hanno voluto difendersi affermando che non avevano in realtà mai pensato di commettere azioni eclatanti oppure attentati. Insomma, si sarebbe trattato soltanto di «spacconate» e di frasi scritte su Facebook senza consapevolezza.

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