Neurochirurgia chiusa L’Asl richiede a Galzio i compensi di trasferta

31 Ottobre 2016

Nel mirino dell’azienda le indennità percepite dal primario nel periodo in cui il reparto non era più in attività

AVEZZANO. Sulla controversa vicenda del reparto di Neurochirurgia, chiuso due mesi fa con un provvedimento del primario dell’Aquila Renato Galzio, spunta una delibera della Asl che blocca i compensi di trasferta ad Avezzano da lui percepiti nonostante l’unità operativa marsicana fosse chiusa. Ora Galzio dovrà restituire, secondo quanto stabilito dall’Azienda sanitaria locale anche i soldi percepiti in questi mesi in cui il reparto era chiuso. Un’altra questione sembra, però, aver sollevato dubbi e perplessità. Si tratta di un’altra delibera che interessa lo stesso reparto e più precisamente la 950 del 20 giugno 2016 che prevede per i neurochirurghi dell’Aquila una remunerazione ulteriore allo stipendio che si fonda su una carenza di personale. In realtà su un organico di base di sette persone, all’Aquila si registra una presenza di 11 neurochirurghi assegnati. E allo stesso tempo il reparto marsicano resta però chiuso. Per quanto, invece, concerne quest’ultimo provvedimento, firmato dal dirigente Stefano Di Rocco e sottoposto al parere del direttore generale Rinaldo Tordera, del direttore amministrativo Laura Coppola, del direttore sanitario Maria Teresa Colizza, tutti favorevoli, porta la data del 21 ottobre e riguarda la «revoca dell’indennità di posizione variabile aziendale al professore Renato Galzio, direttore dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia dell’ospedale dell’Aquila. Secondo il dirigente, il 5 luglio del 2010 a Galzio era stata affidata anche la direzione della Neurochirurgia di Avezzano oltre a quella dell’Aquila. Cinque mesi dopo la Asl gli aveva corrisposto «una indennità di posizione variabile aziendale pari a 700 euro lordi mensili per il maggior impegno lavorativo relativo all’incarico di Avezzano». A luglio però, il reparto marsicano, per carenza di neurochirurghi visto che ad Avezzano ne erano rimasti solo due in servizio, era stato chiuso ma l’indennità, secondo quanto sostenuto nella delibera, continuava a essere erogata. Tutto sarebbe andato avanti così fino al primo settembre. Per tale motivo Di Rocco ora ha detto stop a questo stato di cose e ha disposto la revoca immediata del provvedimento adottato sei anni fa chiedendo il «recupero dell’importo di 1.377,42 euro corrisposto fino al 31 agosto». In realtà il reparto di Avezzano è rimasto chiuso anche in una fase precedente, per un lungo periodo che va dal 2011 al 2014. Cosa è accaduto in quegli anni relativamente a questa indennità? Sono in molti a chiederselo. Come in molti si domandano che fine abbia fatto la delibera 950 del giugno 2016 che prevede per i neurochirurghi aquilani una remunerazione in regime libero professionale di 480 euro lorde per turno di 12 ore. Il tutto giustificato da una carenza di neurochirurghi, che però all’Aquila sono sicuramente più di 7.

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