«Niente obbligazioni dalla Cina» Nuove tensioni alla LFoundry

L’azienda aveva annunciato premi ai dipendenti in occasione del Capodanno festeggiato in Oriente I sindacati tuonano: «Era solo una strumentalizzazione per limitare le adesioni agli scioperi»
AVEZZANO. Non arrivano le obbligazioni aziendali promesse ai dipendenti LFoundry in occasione del Capodanno cinese. Dovevano arrivare venerdì ed essere distribuite ai 1.400 lavoratori dello stabilimento dove si producono memorie volatili. Fatto che rialimenta le polemiche.
LE OBBLIGAZIONI. L’annuncio della distribuzione delle obbligazioni, come premio per l’operato fatto e come incentivo al lavoro da fare, era arrivato a metà gennaio da parte dell’amministratore delegato Marcello D’Antiochia. «Non abbiamo a oggi alcuna notizia ufficiale da parte dell’azienda», commenta Andrea Campione (Uilm-Uil), «si è trattato di un annuncio fatto all’indomani della forte riuscita degli scioperi. Come prevedibile, era solo una strumentalizzazione per limitare le adesioni».
Le obbligazioni, a differenza delle azioni, rappresentano una forma d’investimento più sicuro e quindi un valore aggiunto per chi le riceve. Per queste erano state presentate come un premio per i dipendenti LFoundry.
«Questo annuncio, fatto per altro direttamente ai lavoratori, è rimasto tale», precisa Elvira De Sanctis (Fiom-Cgil), «noi non ne conosciamo neanche le caratteristiche perché non abbiamo potuto interagire con l’azienda. Si è trattato di un atto messo in piedi per neutralizzare l’azione sindacale». Anche Antonello Tangredi (Fim-Cisl) è critico sulla mancata erogazione delle obbligazioni. «Questa è una società che ancora non si quota in borsa», precisa, «quindi è difficile che possa distribuire le obbligazioni. Forse l’amministratore delegato dovrebbe ripensare la sua strategia di approccio con il sindacato».
LETTERA DEI DIPENDENTI. Dopo lo sciopero, indetto per dire no alla riorganizzazione aziendale senza il coinvolgimento dei sindacati, non si è più parlato di nuove turnazioni, premi e formazione.
I lavoratori, riuniti nei giorni scorsi in assemblea, hanno espresso dubbi e perplessità e insieme alle rsu hanno scritto una lettera indirizzata alla società chiedendo di ristabilire un sistema di relazioni tra le parti e di convocare un incontro entro lunedì 22.
«Per ristabilire un corretto e moderno sistema di relazioni, è necessario che l’azienda favorisca la convocazione di tavoli periodici di monitoraggio, sia con la delegazione sindacale, sia con le istituzioni regionali e nazionali», precisano i dipendenti nella lettera, «il tavolo negoziale rappresenta comunque il luogo nel quale l’azienda si impegna a comunicare prioritariamente, fornendo numeri e dati attraverso apposita documentazione, ogni aggiornamento di carattere industriale, eventuali modifiche organizzative e tutto quanto abbia impatto sulla vita e sulle prospettive lavorative e professionali delle lavoratrici e dei lavoratori e dello stabilimento, promuovendo e accettando sempre il confronto con la delegazione sindacale. L’organizzazione del lavoro con turnazione 2-3 (2 giorni di lavoro e 3 di riposo, ndc), già oggetto di accordo nel 2018, dovrà diventare il turno prevalente e, ogni altra forma diversa, dovrà essere sempre oggetto di confronto con la rsu. Non è rinviabile il dibattito tra azienda e delegazione sindacale circa la riorganizzazione in atto, la revisione dei ruoli e la mutata missione del sito all’interno del mercato dei semiconduttori».

