Non solo balconi: ecco il Progetto Case che cade a pezzi

Ma Bertolaso: «Meglio di Amatrice. Il resto solo calunnie» E i cittadini della frazione: «La colpa è del Comune»
L’AQUILA. «All’Aquila, alla fine, avevo ragione e le cose sono andate meglio che ad Amatrice e ad Accumoli», dice Guido Bertolaso, intervistato da Enrico Cisnetto per la trasmissione Roma Incontra. «Io non ho guardato all’alberello, ma alla foresta», spiega l’ex capo della Protezione civile, «poiché era inevitabile, fisiologico, che ci sarebbero voluti almeno 10 anni e quindi abbiamo scelto di “traghettare” gli aquilani dall’emergenza alla normalità attraverso il progetto delle casette». Bertolaso poi aggiunge: «Era impensabile ricostruire L’Aquila in poco tempo e se guardiamo al Belice, ma anche ad Amatrice e Accumoli, dove le persone sono ancora nelle tende o negli alberghi sulla costa, quella dell’Aquila è un’esperienza positiva nonostante le calunnie, le maldicenze, perfino un film fazioso», conclude. È la seconda divagazione di Bertolaso sull’Aquila in due settimane, dopo la bufera sulle frasi relative al memoriale delle vittime («Il monumento è importante, ma forse non è la priorità»).
LE FOTO DELLO SCANDALO. Le dichiarazioni di Bertolaso fanno a pugni con la realtà. E qui non si parla soltanto del crollo dei balconi, per cui il processo in corso a Piacenza rischia di finire in prescrizione. Il Progetto Case, a dieci anni dal terremoto, è un disastro. Lo sanno bene, ad esempio, i cittadini di Sassa che, nell’ambito del coordinamento delle associazioni “Proposte oltre la protesta”, hanno realizzato un dossier fotografico che non ha bisogno di commenti da poltrona. «Spazio abbandonato numero 4», dicono i cittadini, dopo aver elencato altri problemi della loro frazione – dall’ex Sercom all’ex scuola media, dai cimiteri alla viabilità, dalle condizioni di fiumi e boschi alle aree di raccolta dei rifiuti, dai tralicci davanti a una chiesa del XII secolo fino al nucleo industriale – «è il Progetto Case».
LE COLPE. Le associazioni di Sassa non parlano di chi ha costruito. Ecco la loro sentenza. «La mancanza, da parte dell’amministrazione comunale, dei periodici interventi, del controllo e della manutenzione, hanno portato nell’ultimo anno a nuove forme di degrado e alla vandalizzazione degli alloggi delle piastre evacuate. Alcuni alloggi sono stati forzati e le porte di accesso aperte: mobili portati fuori, danneggiati o rubati. Tutto ciò a discapito del decoro e della sicurezza di chi vive nell’intorno».
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