«Non sono entrato in quell’abitazione»

Le dichiarazioni del muratore accusato di avere ucciso l’amante: «Era con me, è caduta dopo l’incidente in auto»
CARSOLI. In un primo momento ha negato che la donna si trovava in auto con lui domenica 5 novembre 2017. Successivamente, quando i carabinieri hanno raccolto più testimonianze che affermavano il contrario, Andrei Feru si è presentato dai carabinieri per fare dichiarazioni spostanee. Era l’11 novembre. Ha confermato che quella domenica Iuliana Catalin Bucataru si trovava in sua compagnia. Ma ha detto di non essere mai entrato nell’abitazione di Colli di Monte Bove, frazione di Carsoli. Casa in cui, secondo gli inquirenti, si è consumato il delitto della badante romena di 38 anni. Il muratore, connazionale della vittima, sabato mattina è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario. Per gli investigatori ha massacrato di botte la donna, con la quale intratteneva da tempo una relazione amorosa.
«Ricordo che il 5 novembre ero in compagnia di Giuliana, alla guida della mia Lancia Lybra», è il racconto del muratore negli atti dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Maria Cerrato. «Accedevo in via Trento, nella frazione di Colli di Monte Bove», ha aggiunto l’uomo accusato del delitto, «avevo dei problemi allo sterzo della vettura e andavo a urtare il muretto di contenimento sulla mia sinistra. A seguito dell’impatto all’interno della mia auto esplodevano entrambi gli airbag e io e Iuliana siamo stati colpiti».
La dichiarazione resa ai carabinieri prosegue: «Iuliana non appena scesa cadeva a terra e subito l’ho aiutata a rialzarsi. Rientravo in auto e mi preoccupavo di spegnere il motore e di accendere le quattro frecce. In quell’istante Iuliana cadeva a terra per la seconda volta, all’indietro, ovvero di schiena. In fretta andavo un’altra volta a soccorrerla, aiutandola a rialzarsi. Una volta in piedi Iuliana mi diceva di portarla a casa e allora la abbracciavo sorreggendola e ci incamminammo verso la casa dove abitava. Credo che abbiamo impiegato circa dieci, quindici minuti e durante il tragitto la donna più volte mi diceva di portarla a casa. Inoltre, se non ricordo male, ci siamo fermati un paio di volte perché lei me lo chiedeva. Comunque, giunti al portoncino della casa dell’uomo a cui Iuliana badava lei estraeva dalla tasca del suo giubbino la chiave d’ingresso con cui da sola apriva la serratura. A quel punto Iuliana entrava in casa da sola e io le richiudevo il portoncino alle spalle». Quindi la conclusione: «Preciso di non essere assolutamente entrato in casa con lei. A quel punto di corsa sono tornato alla mia vettura per accertarmi meglio dell’accaduto».
Anche in una telefonata intercettata il 14 novembre, quando Feru parla con una donna di nome Rosali, professa la sua innocenza: «Non ho fatto niente, non l’ho toccata».
Le indagini portate avanti dai carabinieri di Tagliacozzo e Carsoli, agli ordini del capitano Silvia Gobbini e del maresciallo maggiore Umberto Massimo Cicone, smentirebbero il muratore. Secondo il medico legale le ferite sul corpo della donna non sono compatibili né con l’incidente automobilistico né con una caduta dalle scale. La badante aveva il cranio fracassato in due punti differenti, oltre a varie fratture. Tracce del sangue della vittima sono state scoperte nell’auto sequestrata (sull’airbag lato guida, sulle chiavi e sul freno a mano) e su una maglietta nel portabagagli. La donna, secondo l’accusa, aveva una relazione con un macedone ed è stata uccisa per gelosia. Oggi alle 15 è fissato l’interrogatorio di garanzia di Fresu, difeso dall’avvocato Paolo Trani. «Il mio assistito», ha affermato il legale, «non si aspettava uno sviluppo del genere, essendosi sempre dichiarato estraneo ai fatti».
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