Notte di fiamme e paura per 5 famiglie

1 Giugno 2015

I residenti evacuati da una palazzina per l’incendio in un deposito comunale, si è temuta l’esplosione di un bombolone del gas

CIVITELLA ROVETO. Fiamme alte verso il cielo e la paura che esplodessero delle bombole di gas. «Una scena apocalittica» racconta un testimone. Una notte di paura quella vissuta dai residenti di via Pietro Persia, a Civitella Roveto, a causa di un incendio che ha devastato una casetta antisismica di quelle costruite dopo il terremoto del 1915, di proprietà del Comune. Al momento gli inquirenti non escludono nessuna pista sulle cause. Potrebbe trattarsi di un corto circuito, ma non si esclude nemmeno il dolo.

L’ALLARME. Ad accorgersi di quanto stava accadendo sono stati i carabinieri della stazione di Civitella Roveto, impegnati in un pattugliamento. Erano da poco passate le 2. Gli appuntanti Enrico Di Matteo e Angelo Polselli hanno visto prima il fumo nero e subito dopo le fiamme. Così hanno allertato i vigili del fuoco.

I militari hanno evacuato cinque famiglie di una palazzina che si trova di fronte allo stabile incendiato, mettendo in sicurezza donne, bambini, un disabile e diversi anziani. Sul posto è intervenuto anche il comandante della caserma, il maresciallo Fabio Renzi, che ha allertato il sindaco Raffaelino Tolli. Quest’ultimo ha mandato sul posto gli operai del Comune. È arrivato anche il capitano della compagnia di Tagliacozzo, Edoardo Commandé.

RISCHIO ESPLOSIONE. I pompieri sono arrivati dal distaccamento di Avezzano. Per spegnere l’incendio ci sono volute diverse ore. Il primo a bruciare è stato il tetto, fatto in legno. I vigili hanno lavorato fino al mattino per mettere in sicurezza l’area.

La prontezza dell’intervento ha evitato conseguenze peggiori: in una casa che si trova dietro a quella bruciata c’è un serbatoio di gas e in un’altra una bombola.

L’IPOTESI DEL DOLO. I vigili del fuoco hanno accertato che gli ingressi alla struttura non erano stati compromessi e che con tutta probabilità nessuno si era introdotto all’interno. All’arrivo infatti hanno dovuto rompere i lucchetti dei cancelli. L’incendio potrebbe essere partito dal corto circuito dell’impianto elettrico di una parte della struttura usata dal Comune come rimessa.

All’interno hanno preso fuoco attrezzi di ogni genere. Tutto è andato distrutto.

L’altra parte della struttura è un’abitazione privata dove però al momento non vive nessuno, perché i proprietari si sono trasferiti in un paesino vicino. Non si esclude il dolo in quanto la zona è da tempo al centro di polemiche. In molti in paese chiedono la demolizione delle casette asismiche lasciate in uno stato di abbandono. La struttura che ha preso fuoco però ha anche un valore storico, in quanto in passato è stato un piccolo carcere.

I TESTIMONI. «Sembrava l’inferno» dice N.M. residente della palazzina evacuata «i carabinieri hanno bussato alla nostra porta a notte fonda. Li abbiamo visti in divisa e ci siamo preoccupati. Non ci eravamo accorti di nulla e mai avremmo immaginato cosa stesse succedendo. Dalle finestre abbiamo poi visto le fiamme alte. Abbiamo preso i bambini in braccio dai letti e siamo scappati. Fuori sembrava l’apocalisse. Abbiamo temuto che potesse esplodere il bombolone del gas». Una donna ringrazia i soccorritori. «Ringrazio carabinieri, pompieri e i volontari della Croce verde», aggiunge P.S., «mio marito è disabile e ho temuto di non riuscire a fare tutto da sola. Con me c’era solo mia figlia più piccola. I carabinieri mi hanno detto di stare calma e tranquilla che avrebbero chiamato loro un’ambulanza. Mi hanno detto di spostare l’auto parcheggiata a due passi dalle fiamme. Ci sono stati attimi di panico, ma ci hanno calmato e hanno fatto tutto loro, con professionalità. Era già successo qualcosa del genere nelle casette della zona ma non avevamo mai visto un incendio così grande».

Magda Tirabassi

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