Nove anni per finire i lavori nei Comuni del Cratere

17 Marzo 2016

Un report dell’Ufficio speciale indica nel 2025 la chiusura di tutti cantieri Una stima che potrebbe però subire modifiche a causa di «fattori di incertezza»

L’AQUILA. Da questa mattina Paolo Esposito, coordinatore dell’Ufficio Speciale per i comuni del Cratere (L’Aquila esclusa) e fuori cratere, tornerà a firmare la documentazione e i mandati di pagamento che da qui a un mese consentirà di inserire nel circuito della ricostruzione ben 100 milioni: 80 per competenza (che servono a far partire decine di cantieri) e 20 per cassa (con i quali verranno pagate le ditte che hanno chiuso i lavori e che da novembre attendono i soldi). Una macchina che si rimette in moto dopo mesi in cui il governo (o meglio un ufficio che se l’è presa comoda) ha “congelato” la proroga al coordinatore. Con la “bollinatura” da parte della Corte dei Conti, l’incarico di Paolo Esposito è stato prorogato fino al 31 dicembre del 2018.

Nelle scorse settimane l’ufficio speciale per i Comuni minori ha messo a punto un report i cui dettagli saranno resi noti a breve, che è una sorta di proiezione sui tempi della ricostruzione dei borghi danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009.

I COSTI. Nei Comuni del Cratere il costo della ricostruzione privata è stato complessivamente stimato in 4 miliardi e 140 milioni di euro distinto in 3 miliardi e 200 milioni all’interno delle zone perimetrate dai piani di ricostruzione e 940 milioni all’esterno delle perimetrazioni.

I PIANI. Attualmente sono 45 su 56 i Comuni del Cratere che hanno portato a compimento l’iter di formazione ed approvazione del Piano di ricostruzione, corrispondenti a un fabbisogno di risorse per la ricostruzione privata pari a 2 miliardi e 150 milioni. Attraverso una proiezione dei dati, a oggi disponibili, all’intero cratere, si stima che la ricostruzione dei centri storici per i 56 Comuni richiederà complessivamente i 3 miliardi e 200 milioni di cui sopra.

CRONOPROGRAMMI. «I cronoprogrammi di Piano, in base a fattori connessi alla fattibilità e complessità degli interventi (cantierabilità, accessibilità, morfologia dei luoghi) e alle priorità di legge, articolano l’attuazione degli interventi ricompresi nei Piani in un arco temporale di durata complessiva variabile dai 6 agli 8 anni, secondo fasi generalmente della durata di 2 o 3 anni» è scritto nel report.

CASE DANNEGGIATE. Dal censimento dei danni agli edifici privati realizzato dal Dipartimento della Protezione Civile nell’immediato dopo sisma risultano essere state danneggiate nei Comuni del Cratere 21.127 abitazioni. «Tale numero», scrive l’ufficio speciale, «va cautelativamente maggiorato del 10% per tenere in dovuta considerazione il numero residuale di edifici che non hanno ricevuto subito il sopralluogo di valutazione dell’agibilità». Quindi la stima del numero di abitazioni delle quali recuperare l’agibilità è pari a 23. 240.

TEMPI RICOSTRUZIONE PRIVATA. In base ai dati sull’avanzamento delle concessioni dei contributi e sul ripristino delle agibilità l’Ufficio stima la fine dell’attività istruttoria nel 2023 e la fine dei lavori di ricostruzione entro il 2025. Detti così sembrano tempi biblici ma se si fa un attimo mente locale il 2025 è fra 9 anni e, se le previsioni venissero rispettate, sarebbe un ottimo risultato. Ma naturalmente come è scritto nel report «la stima di tali date deve tuttavia tenere in considerazione diversi fattori di incertezza che possono condizionare, in positivo o in negativo, i tempi di ricostruzione nei 56 Comuni del Cratere».

FATTORI DI INCERTEZZA. L’ufficio speciale segnala le cose che vanno fatte funzionare in maniera più efficace e i fattori di incertezza: 1) Il livello operativo degli Utr (gli Uffici territoriali presenti nelle 8 aree omogenee ognuna delle quali raggruppa più Comuni) ha bisogno di essere migliorato. 2) Va migliorata la conoscenza da parte dei progettisti della modalità parametrica di richiesta di contributo. 3) Effetti della dispersione territoriale degli Utr: ad ogni nuova norma o indicazione di procedura è necessario un lavoro di forte riallineamento da parte dell’Usrc di tutte le risorse impiegate nella ricostruzione. A ciò si aggiungono le continue defezioni in termini di personale: a fronte delle 72 risorse umane assegnate per legge gli effettivi risultano 62 (a causa di uscite non sostituibili a scorrimento o non sostituibili prima di un lasso di tempo poiché in aspettativa presso altri enti). Su queste “scoperture” di organico sulle quali si sta cercando di intervenire tramite possibili coperture, anche a termine, per mezzo dei fondi di assistenza tecnica a disposizione di Usrc. 4) Effetto di ritardi nell’avviamento dei cantieri dovuto alla morfologia dei centri abitati: passaggi angusti, pendenze, scalinate e relative interferenze, condizioni meteorologiche avverse nei Comuni di alta montagna possono determinare criticità sull’organizzazione dei cantieri o sulla sicurezza dei lavoratori. 5) Aggravamento del carico di lavoro dovuto alla sempre crescente importanza della gestione della contabilità in corso d’opera e finale e dei controlli sui cantieri. 6) Ritardi di consegna dei progetti da parte dei professionisti 7) Flusso costante dei fondi». Tante questioni aperte, di cui i sindaci sono consapevoli e sulle quali si discuterà a lungo.

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