Nozze con l’abito sbagliato Lo stilista pagherà i danni

15 Febbraio 2019

Duemila euro di risarcimento alla sposa. Il giudice: subìto un pregiudizio morale Il vestito consegnato poche ore prima della cerimonia era pieno di difetti

AVEZZANO. «È emerso senza ombra di dubbio alcuno che la sposa, per il giorno delle proprie nozze, abbia indossato un abito diverso da quello che aveva scelto per il giorno indimenticabile, subendo un pregiudizio morale». Questa la motivazione con la quale il giudice di pace di Avezzano, Agostino Colucci, ha condannato il titolare di un atelier della provincia al risarcimento dei danni in favore della sposa. Ristoro che ammonta a 2mila euro perché «il contratto intercorso tra le parti nel dicembre 2016 deve ritenersi risolto con grave inadempimento dell’attività commerciale». La vicenda finita davanti al giudice di Avezzano è quella relativa a un matrimonio da incubo con protagonista una giovane marsicana. La sposa, costretta a saltare anche l’appuntamento dalla parrucchiera nel tentativo di rimediare l’abito a poche ore dalle nozze, in programma nel luglio 2017, aveva chiesto un risarcimento dei danni. Sei mesi prima di andare all’altare la donna aveva prenotato l’abito, versando un acconto di 700 euro (il saldo venne pagato nel giugno 2017). Doveva essere un vestito taglia 46, con modifiche da apportare nelle scollature anteriore e posteriore. Tra la cliente e la titolare del negozio c’era stato uno scambio di messaggi sugli accorgimenti da fare. Ma nelle prove successive erano iniziate a emergere delle problematiche, stando a quanto riportato nel corso del processo davanti al giudice e in base alla denuncia presentata dal legale della sposa, l’avvocato Federica Federici. I grossolani errori commessi dallo stilista dell’atelier venivano alla luce nella circostanza in cui, a pochi giorni dal matrimonio, veniva chiesto durante una prova abito, per la prima volta, di sedere su una sedia per valutare il vestito in quella posizione e solo in quel momento la donna, accompagnata da madre e suocera, si rendeva conto di essere totalmente impossibilitata a star seduta, in quanto il vestito era decisamente troppo stretto. Inoltre, lo scollo posteriore lasciava intravedere parte del fondoschiena. Una situazione disperata, a detta della denunciante. La titolare del negozio avrebbe continuato a rassicurare la sposa, fino alle 19.15 del giorno prima del matrimonio quando proponeva un cambio d’ abito. E quindi ulteriori prove, per le quali la donna ha lamentato di avere perso diversi appuntamenti, compreso quello dalla parrucchiera. «Alle 3.30 della notte prima del matrimonio ho dovuto sistemare i capelli da sola», ha raccontato. Il nuovo abito, consegnato a mezzanotte del giorno tanto atteso, «aveva talmente tanti difetti che più persone, durante la cerimonia, chiedevano alla sposa, sempre molto attenta al proprio aspetto fisico, se si trovasse in stato di gravidanza».
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