Nunzio e i bagni nel fiume: qui sono a casa

29 Maggio 2021

L’artista di Cagnano Amiterno racconta le sue origini. La sua opera “Sospeso” nella corte del Palazzo

L’AQUILA. I bagni nell’acqua gelata del fiume Aterno, i luoghi dell’adolescenza, le radici familiari, le vacanze estive a casa dei nonni. Nunzio Di Stefano – ma nel mondo dell’arte è per tutti soltanto Nunzio – si racconta davanti alla sua opera “Sospeso”. L’installazione realizzata con assi di legno combusto «scandisce l’architettura di Palazzo Ardinghelli in un gioco di pieni e di vuoti luminosi, accogliendo lo sguardo del visitatore e al tempo stesso invitandolo ad attraversare lo spazio messo idealmente in comunicazione con la città». Nato a Cagnano Amiterno nel 1954, formatosi a Roma, ha esposto le sue opere in tutto il mondo. Ora vive tra la capitale e Torino. Ma non rinnega le origini.
Il legame con Cagnano?
«Ci sono nato, a San Giovanni, per volontà di mio padre. Poi tornavo tutti gli anni dai nonni quando la mia famiglia si trasferì a Roma. Fino ai 10 anni tutte le estati le ho passate a Cagnano. Mia nonna è vissuta fino a 105 anni. Ho ancora parenti e tanti amici. Ci torno raramente, ora. La casa non è più agibile dal terremoto».
Roma per l’aspetto artistico ha prevalso?
«Ho studiato a Roma, ma in modo intenso ho vissuto Cagnano nell’età della formazione, nell’adolescenza. Ricordo i bagni nel fiume Aterno. Uno dei miei primi lavori, “Quarto ponte”, richiama un luogo che si chiama Tre Ponti, bombardato durante la guerra. Facevo il bagno con l’acqua gelata anche dopo mangiato e rischiavamo tutti i giorni la vita... era un po’ come un giardino Zen ed è stato importante per me. Lo è stato e lo è ancora: le mie origini sono lì».
Un flash, un ricordo?
«Tante idee, tanti ricordi e tanti sapori mi legano alla mia terra. Ora i luoghi sono un po’ cambiati. Fonte Comuna (la sorgente che dà acqua al paese, ndr), il Fossato e tanti altri posti bellissimi. Il cementificio da un lato ha dato lavoro e dall’altro ha modificato l’esistente».
“Sospeso”, cioè...
«Un disegno pensato per quest’architettura, per questo spazio: mi fa molto piacere che sia qui e che vi resterà. Serve spiegare le opere? Non credo. Bisognerebbe viverle più che spiegarle».(e.n.)
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