Nuovi cantieri, frazioni alla riscossa dopo anni di ritardi

Diminuisce il divario con il centro storico del capoluogo Nei paesi definite 2.170 istruttorie per 10.166 unità abitative
L’AQUILA. “Eppur si muove”. La storica frase attribuita a Galileo può tornare utile anche per “creare” uno slogan sulla ricostruzione delle 59 frazioni del Comune dell’Aquila. I borghi che circondano il capoluogo hanno avuto sin dalla fondazione della città, circa 800 anni fa, un ruolo quasi sempre subalterno e una scarsa attenzione da parte dei reggitori del potere locale. Il post-sisma 2009 non ha fatto eccezione. Ancora oggi, 11 anni dopo, camminare nei centri storici dei borghi come minimo fa venire lo sconforto. Non tutte le frazioni per fortuna sono all’anno zero. In quelle più colpite dal sisma i primi cantieri sono stati avviati fra il 2014 e il 2015 ma i cosiddetti “pareri emessi” – che certificano i soldi destinati agli aggregati – hanno stentato a decollare e negli ormai famosi elenchi periodici (l’ultimo pubblicato qualche giorno fa porta il numero 50) il nome dei paesi è stato a lungo un “incidente di percorso” in mezzo alle tante pratiche milionarie relative al capoluogo. Da un anno a questa parte le cose sono cambiate. E negli elenchi più recenti le frazioni cominciano finalmente a fare la parte del leone. Questo un po’ perché gli iter relativi agli aggregati del capoluogo sono ormai quasi tutti nella fase finale e poi perché ci si sta rendendo conto che la rinascita dei paesi non è certo secondaria rispetto al centro storico cittadino. I problemi però sono tantissimi. Istruire le pratiche, rilasciare pareri, accreditare fondi, non sempre significa aprire cantieri. Piccole e grandi questioni sono sempre dietro l’angolo. Il sindaco Pierluigi Biondi, l’assessore Vittorio Fabrizi e il responsabile dell’ufficio speciale dell’Aquila (Usra) Salvatore Provenzano sono consapevoli che la strada è ancora lunga e perigliosa. «Sin da subito abbiamo cercato di accelerare sulle frazioni», dice il sindaco Biondi. «Non avevamo la bacchetta magica, ma abbiamo messo in campo una serie di iniziative che ora stanno dando risultati anche grazie al lavoro dell’Usra, dell’assessore Fabrizi e degli uffici».
I NUMERI. Intanto, ecco qualche numero che dimostra che è diminuito di molto il “gap” fra capoluogo e frazioni. «Per quanto riguarda il capoluogo sono stati emessi finora 2.240 pareri per un totale di 6.650 unità immobiliari», dice Salvatore Provenzano. «Fino a circa un anno fa la differenza numerica con i pareri emessi nelle frazioni era nell’ordine delle centinaia, oggi l’abbiamo ridotta a 70 e nei prossimi mesi puntiamo ad azzerarla. Il numero relativo ai paesi è infatti di 2.170 istruttorie definite per un totale di 10.166 unità immobiliari interessate». «Nonostante tale importante traguardo», ammette Provenzano, «la percezione della ricostruzione delle frazioni aquilane sembra restare inchiodata a un deprimente effetto rallentatore e questo a motivo del fatto che i cantieri aperti sono diluiti su un territorio geografico molto vasto che rende lo stato di avanzamento della ricostruzione di difficile percezione e d’impatto ridotto. La speranza», continua il responsabile Usra, «è che gli sforzi messi in campo per le frazioni negli ultimi mesi di attività e nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria che abbiamo ben fronteggiato, possano presto consentire – al pari che nel capoluogo – l’apertura di nuovi cantieri e rendere così ancor più evidente e tangibile il processo di ricostruzione in atto».
LE PROBLEMATICHE. I ritardi che si sono andati accumulando in questi anni nella ricostruzione delle frazioni hanno molti “padri”. Ha certo contribuito una minore attenzione da parte dei timonieri politici, ma non vanno dimenticati altri aspetti: dalla litigiosità fra “soci” dei Consorzi persino su un centimetro in più o in meno “rubato” alla propria “roba”, al carico di pratiche negli studi tecnici, alla difficoltà di stabilire i titoli di proprietà a causa di particelle indivise, successioni non fatte, abusi piccoli e grandi, sanatorie rimaste per decenni nei cassetti. Si è poi sviluppato un dibattito acceso sull’opportunità o meno di fare demolizioni in borghi che hanno una loro precisa “identità”. A Onna, paese già demolito dal terremoto, c’è un aggregato che non parte perché si discute da mesi fra Comune, Soprintendenza e Consorzio privato sulla valenza storica di un arco sul quale va riedificata una casa.
I SOTTOSERVIZI. «All’esterno», dice l’assessore Fabrizi, «c’è chi pensa che noi non abbiamo chiare le problematiche delle frazioni e magari le sottovalutiamo. Ma non è così. Sappiamo bene che bisogna fare i sottoservizi, e stiamo cominciando ad avviare le progettazioni partendo dai paesi più danneggiati, che vanno rifatte le pavimentazioni, le piazze e che va curato l’arredo urbano. Di lavoro da fare ce n’è tanto e lo faremo nei tempi più rapidi possibili. Appena passata l’emergenza sanitaria torneremo anche sull’argomento commissariamenti con attenzione sia agli aggregati non costituiti, ma anche a quelli che portano ritardi inspiegabili. Sono partite e partiranno anche diffide a chi, non si sa perché, non consegna la scheda parametrica parte 2 richiesta da tempo». I TEMPI. Uno degli sport cittadini è diventato anche fare previsioni sulla “fine” della ricostruzione. Anche qui va fatta una distinzione. La fine prevista dagli uffici speciali è nel 2022-2023. Ma è una data che si riferisce alla chiusura delle istruttorie. Poi vanno aggiunti, nella migliore delle ipotesi, altri tre o quattro anni per chiudere i cantieri. Nel frattempo vanno riprogrammate anche le risorse. Gli aggregati già in itinere non avranno grossi problemi di soldi (c’è in totale circa un miliardo ancora disponibile), ma già nella legge di bilancio 2020, per evitare il fermo proprio nel momento in cui saranno definite tutte le istruttorie, vanno previsti altri 4 miliardi e mezzo – fra L’Aquila e comuni del cratere – spalmati chiaramente su più annualità. «Questa del rifinanziamento, come ha ammesso anche il commissario del cratere 2016-2017 Giovanni Legnini, è già una priorità», conclude il sindaco Biondi. «In caso contrario rischiamo di fermare, nel momento dello scatto finale, il virtuoso processo di ricostruzione e questo non ce lo possiamo permettere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

