Nusca: la legge Barca non va smantellata

18 Giugno 2014

Il coordinatore dei centri del cratere interviene sullo scontro Aielli-Comune e chiede norme regionali sui piccoli paesi

L’AQUILA. In merito allo scontro tra il coordinatore dell’Usra, Paolo Aielli, e il Comune dell’Aquila che lo accusa di aver bloccato fra l’altro i fondi per le scuole, polemica sulla quale alcuni giorni fa è intervenuto anche il sottosegretario con delega all’Economia, Giovanni Legnini, e secondo il quale «programmi e decisioni spettano ai Comuni», interviene ora anche il coordinatore dei sindaci delle aree omogenee, Emilio Nusca.

Per l’ex sindaco di Rocca di Mezzo, «finalmente arrivò l’onorevole Legnini che rimise ordine nella confusa matassa della ricostruzione», scrive in una nota «c’è voluto un sottosegretario per ricordare a tutti quello che è scritto nella legge, e per ricordarci che esiste una legge ( legge Barca) che definisce l’assetto di governance della ricostruzione secondo un modello che abbiamo voluto noi. Un modello in cui sono definiti ruoli e funzioni. Un modello in cui si conosce chi deve fare cosa e chi deve pensare a cosa fare. Ora, si vuole rimettere in discussione quel modello, che fra mille difficoltà, inizia a far vedere la luce in fondo al tunnel. Certamente i problemi di funzionamento esistono. I comuni del cratere», chiarisce Nusca nella lettera, «pagano il prezzo delle difficoltà di avvio della macchina della ricostruzione. Pagano per l’inadeguatezza, e in molti casi, per la mancanza degli uffici all’interno dei Comuni, per l’insufficienza di personale, per la complessità delle questioni che la ricostruzione pone e che solo il modello organizzativo delle aree omogenee è riuscito a colmare. Pagano, infine, per alcune regole di funzionamento che hanno bisogno di essere di nuovo scritte».

«La costituzione degli otto Uffici territoriali della ricostruzione, portata ad esempio come modello organizzativo partito dal basso capace di far dialogare i sindaci fra loro», prosegue Nusca, «insieme al modello territoriale delle aree omogenee previsto all’interno della Legge Barca, va oltre il progetto della ricostruzione. E’ la volontà dei sindaci di considerare il territorio del proprio Comune, insieme a quello dei vicini, come un unicum di relazioni, di esigenze, di aspettative, di competenze, che non può e non deve finire con la ricostruzione. È il bisogno di disegnare un territorio coeso in cui dovranno definitivamente cadere le barriere del campanilismo e la cultura del localismo, mettendo al centro le esigenze di sviluppo dell’intera area».

«Quando i sindaci proposero il proprio modello di governance della ricostruzione», si legge ancora nella nota, «a questo pensarono. Se tale è la strada, se anche questo è il senso della loro battaglia, non si può, ora, gettare il bambino e l’acqua sporca dalla finestra! Oggi è giunto il momento di interrogarci su cosa dovrà diventare questo modello organizzativo, cosa dovranno diventare gli otto uffici, cosa dovrà essere l’ufficio centrale di Fossa, che futuro avranno i ragazzi che oggi lavorano in essi e in quelli dei Comuni del cratere. A queste domande la politica, e nessun altro, è chiamata a dare le risposte. Sono queste le risposte che l’elaborazione della legge della ricostruzione che si sta avviando, deve contenere al suo interno, insieme a quelle più strettamente legate alla ricostruzione, se si vuole davvero che tutte le risorse già spese e quelle che arriveranno, oltre alla ricostruzione delle nostre case, serviranno anche a dare un futuro alle comunità dei nostri territori». «In questa visione», sottolinea Nusca nella nota, «s’inserisce il ruolo che dovrà avere l’ente Regione, fino ad ora definito da tutti assente. Un ruolo che si dovrà sostanziare con una politica nuova, trasparente, lontana dai luoghi canonici e dai rituali antichi. Un ruolo che sia di interfaccia fra sindaci e governo e assuma in sé una “funzione larga e alta” di competenze e di visione». «Basti solo pensare a come, partendo dal modello delle aree omogenee, si potrà pensare ad una nuova legge sui piccoli Comuni dell’Abruzzo», si legge ancora. «Un ruolo importante quello della neo eletta Regione che dovrà promuovere progettualità interconnesse con i programmi d’intervento che insistono su di essa, e che devono aggiungersi a quelli previsti dalla ricostruzione».

«Un ruolo capace di trasmettere all’Italia un messaggio nuovo, di non semplice gestione delle risorse, ma di loro individuazione e di allocazione su progetti condivisi dal territorio. Un ruolo che non può e non deve prescindere da un rapporto serio e di rispetto con i sindaci del cratere. Ora, la loro sensibilità, il loro livello di attenzione alle problematiche, non solo della ricostruzione ma anche dello sviluppo, sono i fattori che segnano le loro attività e attirano la loro attenzione. Facciamo in modo che non si getti alle ortiche una grande occasione per far crescere questa parte di Abruzzo interno. Se queste sono le sfide che abbiamo davanti a noi», conclude la nota del coordinatore dei sindaci del cratere, «credo che abbia poco senso disperdere copiose energie in estenuanti prove di muscoli, o peggio, nella ricerca di competenze che la legge già chiaramente attribuisce. Le elezioni si sono svolte. Ci sono i vincitori e gli sconfitti. Ad ognuno di essi spetta un ruolo. Se in mezzo a tutto ciò ci si mette anche la tutela del “bene comune” non si fa niente di male, ma solo il proprio dovere».

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