Ofena, Cartier all’ex sindaco: condannato

4 Luglio 2019

Un anno e mezzo al concessionario della cava che avrebbe offerto ad Anna Rita Coletti un orologio per evitare controlli

L’AQUILA. Secondo il tribunale il tentativo di corrompere l’ex sindaco di Ofena, Anna Rita Coletti, con un orologio Cartier c’è stato. E per questo il tribunale, dopo otto ore di camera di consiglio, ha condannato a un anno e mezzo di reclusione (con i benefìci di legge) l’autore, ovvero Luigi Pagnini, pescarese di 68 anni, nell’ambito di una più ampia vicenda riguardante la gestione della cava di quel paese. I fatti risalgono a una dozzina di anni fa. Pagnini, nella veste di concessionario, è accusato di istigazione alla corruzione per indurre l’amministratrice a non fare i controlli sulla regolarità della gestione del sito. Il valore dell’orologio era di 4.100 euro. Il dono del Cartier (poi portato ai carabinieri) sarebbe dovuto servire a evitare interrogazioni in consiglio comunale che avrebbero provocato intoppi. «All’epoca ero consigliere comunale», raccontò Coletti (ieri presente in aula), «e appena mi sono resa conto del contenuto della busta ho pensato che chi l’aveva portata aveva avuto una bella faccia tosta». Il sospettato, comunque, ha sempre respinto le accuse. Sono stati assolti tutti gli assessori dell’epoca del paese e un funzionario, accusati di abuso d’ufficio: Antonio Silveri, (ora sindaco dal 2016), Luciano Dionisi, Patrizio Addezio. Assolto anche il tecnico Marcello Accili, 67 anni, aquilano. In relazione alla contestata gestione della cava sono stati assolti Rocco Di Marzio, rappresentante della società, il responsabile del cantiere, Antonio Palozzo, Cristian Salvatore, direttore dei lavori, tutti originari di Chieti e Pescara. Assolti anche Emilio Alimonti e Alfredo Di Carlo, originari di Guardiagrele e Bussi esponenti della ditta teatina. Nella vicenda erano sospettate anche altre due persone, decedute nelle more del giudizio, che, per questo, non hanno avuto modo di dimostrare la loro innocenza. Nella sentenza, infine, si fa riferimento anche alla società di Di Marzio. Nel 2014 i carabinieri misero i sigilli nella sede facendo un sequestro per equivalente per oltre 4 milioni finalizzato alla confisca. Aveva lo scopo di assicurare allo Stato il corrispettivo dell’escavazione abusiva di materiale inerte e al risparmio dei costi di smaltimento di rifiuti prodotti dall’impianto di lavaggio degli inerti e interrati nella cava di Ofena. Il tribunale ha più che dimezzato il sequestro che, però, per la restante parte, rimane. Inoltre ha inflitto una sanzione di 100mila euro.
Ci saranno, ovviamente, ricorsi in appello. Nel corso del giudizio gli imputati assolti sono stati assistiti dagli avvocati Roberto Madama, Ernesto e Massimiliano Venta, Rodolfo Ludovici, Domenico Pastorelli, Leonardo Rosa, Augusto La Morgia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA