Offese sessiste, Di Masci sotto inchiesta

18 Luglio 2019

L’ex sindaco e Leonarduzzi sono accusati di diffamazione e ingiurie nei confronti della consigliera comunale Salvati 

SULMONA. Finisce per il momento con due avvisi di garanzia la vicenda giudiziaria tra l’ex sindaco e attuale consigliere Bruno Di Masci e la consigliera comunale Roberta Salvati. Al centro della contesa le presunte offese sessiste che Di Masci avrebbe pronunciato in una telefonata privata all’indirizzo della collega. Una telefonata che una donna, presente in quel momento, avrebbe ripreso all’insaputa di Di Masci e diffuso attraverso la messaggeria di Whatsapp. Secondo la Procura, infatti, nel comportamento dell’ex sindaco e della donna, Luisa Leonarduzzi, ex dirigente del Partito democratico che avrebbe registrato e diffuso la telefonata, si ravviserebbero i reati di diffamazione e ingiurie.
A rivolgersi alla Procura era stata proprio la Salvati al termine di una infuocata seduta del consiglio comunale nel corso della quale aveva chiesto al presidente del consiglio Katia Di Marzio di poter mostrare all’aula, e quindi a tutti i presenti, il breve filmato che ha scatenato la vicenda. Al diniego della presidente, la consigliera comunale aveva protestato vivacemente, al punto tale da costringere la stessa presidente a chiedere l’intervento della polizia locale per espellerla dall’aula. Ma fin dal primo momento l’ex sindaco Bruno Di Masci si era difeso rigettando ogni accusa. In un esposto presentato in Procura qualche giorno dopo, Di Masci raccontava come a suo dire erano andati i fatti, ricordando che tutto era avvenuto all’interno di un negozio la mattina del 30 agosto 2018, nel corso di una conversazione telefonica privata, rispetto alla quale l’autrice del video non aveva nulla a che vedere. Nei giorni successivi, e precisamente il 12 settembre, prendendo la parola in aula, la consigliera Salvati avrebbe esordito rivolgendosi a Di Masci come «spregevole padre padrone» sostenendo che lo stesso Di Masci le faceva pensare alla figura di Mazara, personaggio di Giovanni Verga, che non si rassegna al fatto che la vita, come nel suo caso, è fatta di nemici giovani: «Voglio che il pubblico e i consiglieri e l’assise civica guardino che cosa è stato capace di dire questa persona che si ritiene grande politico della città. Io mi vergognerei, voglio che si veda questa cosa, è fondamentale». Ma nonostante il richiamo della presidente del consiglio, la Salvati, concludendo l’intervento, si dirigeva verso il pubblico e il tavolo della stampa con il tablet in mano mostrando a tutti il video sulla telefonata che vedeva protagonista Di Masci. Contesa che è sfociata in due denunce: la prima della Salvati contro Di Masci e l’altra dell’ex sindaco contro tutti quelli ritenuti responsabili delle offese nei suoi confronti e della diffusione del filmato. Delle due denunce è al momento giunta a conclusione solo quella presentata dalla Salvati.
A questo punto i due indagati, Di Masci e Luisa Leonarduzzi hanno 20 giorni di tempo per presentare le memorie difensive in modo da evitare la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura.
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