Oggi riapre Collemaggio

Cerimonia solenne con il ministro Franceschini, tornano le spoglie di Celestino V
L’AQUILA. Le finestre ogivali e il rosone centrale sono rimasti illuminati, ieri sera, fino a tarda ora: all’interno operai e tecnici al lavoro per gli ultimi ritocchi prima dell’atteso appuntamento. Collaudi terminati e pulizie fatte, è tutto pronto per la cerimonia di riapertura della basilica di Collemaggio, che da oggi, come prima della sua chiusura per lavori, sarà di fatto la cattedrale della città. L’arcivescovo Giuseppe Petrocchi stamani benedirà la chiesa che, in forza di un decreto del suo predecessore, Giuseppe Molinari, è a tutti gli effetti la cattedrale provvisoria. Tutte le cerimonie più importanti, da oggi in poi, avranno sede nella basilica appena restaurata.
I LAVORI. Ci sono voluti due anni di lavoro serrato e un finanziamento di circa 14 milioni (nel quale è compresa anche la riqualificazione del parco del Sole, da terminare) per permettere la riapertura di una delle più preziose chiese d’Abruzzo. Un “miracolo” per i tempi ristretti e la mole di lavoro, che si avvera grazie alla generosa donazione dell’Eni, il colosso dell’energia che ha firmato nel 2012 il protocollo “Ripartire da Collemaggio”, con il Comune. I lavori sono cominciati di fatto nel 2015. Sono stati diretti dalla Soprintendenza unica per L’Aquila e il cratere. Ora tutto è pronto e la città aspetta di poter tornare a calpestare il pavimento bianco e rosa, magari per la messa della vigilia. La parola d’ordine è stata «dov’era com’era».
LE NOVITÀ. Una leggera modifica è stata realizzata sull’arco trionfale, di poco sollevato per salvare il gioco di luce che si crea nel giorno dell’Assunta. Il 15 agosto, sull’abside, infatti, sembra apparire la Donna vestita di sole, Maria Assunta, nell’istante che precede il tramonto. Per mantenere questo gioco di luce, nel ricostruire l’arco, è stato necessario rialzarlo rispetto a quello crollato.
L’ORGANO. Rispetto al 2009 ci sarà poi un’altra differenza: le opere d’arte mobili, i quadri in primis, ma anche il preziosissimo organo, non saranno più al loro posto, alcune in attesa di restauro, altre in attesa di finanziamenti. Solo alcune, infatti, sono state “adottate” da enti e associazioni esterne. Per altre, invece, si cercano i fondi. Negli ultimi mesi l’associazione Panta Rei ha consegnato 40.000 euro al Segretariato beni culturali dell’Abruzzo, proprio per permettere il recupero di tre tele: Maria, sorella di Mosè, circondata dal popolo ebraico di cui si sono recuperati brandelli sotto le macerie del crollo, l’incoronazione di Celestino e la rinuncia. Intanto, è pronta la cassa dell’organo della chiesa, che tuttavia non è stata ancora riportata in basilica, per motivi logistici ed economici.
LE OPERE D’ARTE. Come quest’ultima, sono molte le opere d’arte che oggi saranno assenti. Di tante ancora non è cominciato il restauro. Tornerà presto, invece, la Madonna di Saturnino Gatti, conservata al Munda. Al termine della cerimonia, che potrà contenere un massimo di 600 ingressi, stamani saranno riportate nel proprio mausoleo anche le spoglie di Celestino V che lasceranno l’Oratorio di San Giuseppe dei Minimi, scortate dai vigili del fuoco. L’arcivescovo Giuseppe Petrocchi benedirà la chiesa e presiederà, alla mezzanotte della vigilia, la messa. Presenzieranno alla riapertura, tra gli altri, il ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi.
GLI ORARI. Da domani la chiesa sarà aperta tutti i giorni: mattina 9-12,30, pomeriggio 15,30-18. Oggi entrerà per la prima volta nella chiesa anche l’assessore comunale alla Cultura, Sabrina Di Cosimo: «Sono curiosa. In realtà è la seconda riapertura, la prima c’è stata proprio l’anno del terremoto, a Natale. Ho un ottimo ricordo di quella serata. Di ritorno da Roma mi sono fermata per una preghiera a Celestino V. Questa seconda apertura è ancor più importante. Terremo convegni per mostrare il lavoro fatto, un lavoro incredibile. Faremo scuola e porteremo il nome di Collemaggio in giro per il mondo».
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