Omaggio dell’ateneo a Raffaele Colapietra

26 Novembre 2023

L’incontro organizzato dall’editrice Textus per ricordare l’intellettuale scomparso sette mesi fa

L’AQUILA. Raffaele Colapietra, deceduto sette mesi fa a 92 anni, in città godeva e gode ancora della profonda stima e dell’affetto di tantissimi aquilani. La dimostrazione palpabile c’è stata ieri nell’aula magna “Clementi” del Dipartimento di Scienze umane, stracolma di persone per l’omaggio a un uomo che ha dato tanto alla cultura nazionale e locale.
C’è voluta l’iniziativa della casa editrice Textus di Edoardo Caroccia per organizzare un degno ricordo di Colapietra. Le istituzioni (era accaduto anche in occasione dei funerali) continuano a latitare e l’unico riconoscimento ufficiale che lo storico ha avuto in vita è stato a Pescara con la “Minerva”. L’omaggio a Colapietra è stata anche l’occasione per inaugurare una nuova collana della Textus, che ha deciso di pubblicare testi latini (con traduzione a fronte). Il primo libro è dello storico e giurista aquilano Angelo Fonticulano vissuto alla fine del 1400 (è morto nel 1503) che, come ha ricordato il curatore professor Enrico Zimei, qualche anno prima di morire scrisse un testo su La guerra di Braccio contro L’Aquila (avvenuta nel 1423-1424) col quale intendeva confutare uno storico perugino che esaltava la figura di Braccio e parlava molto male degli aquilani.
Durante l’incontro, moderato dal giornalista Rai Antimo Amore, il ricordo del professore aquilano per eccellenza è stato affidato a Gaetano Quagliariello che è stato docente all’università dell’Aquila e alla professoressa Valeria Valeri. Quagliariello ha definito Colapietra uno di massimi storici del Mezzogiorno insieme a Giustino Fortunato e ha delineato il percorso politico dello storico aquilano che si definiva un “socialista liberale” e che non aveva mai simpatizzato col partito comunista. Quagliariello ha detto che Colapietra «avrebbe meritato una cattedra all’università dell’Aquila». La professoressa Valeri ha invece svelato un aspetto poco noto di Colapietra. «Il professore era un credente e la sua fede era forte», ha detto, «di lui ci restano e sono ancora inediti, i commenti che faceva, alzandosi in piena notte, a passi della Sacra Scrittura». Gli appunti sono ora conservati nell’Archivio di Stato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA