Omicidio D’Amico, tre mesi di silenzio

Caso ancora irrisolto novanta giorni dopo. Nella casetta senza più padrone la posta lasciata tra i blocchi di cemento
BARISCIANO. L’ultimo estratto conto della banca è arrivato a metà gennaio. Il postino forse nemmeno sapeva che Paolo D’Amico non c’era più ormai da quasi due mesi, ucciso con colpi di scalpello dritti nel torace dopo essere stato, presumibilmente, stordito da una martellata in testa. Il cartello appeso alla recinzione recita “Area sottoposta a sequestro” ed è l’unica traccia che in quell’angolo di mondo qualcosa dev’essere successo.
CASSETTA DELLE LETTERE. Non c’è cassetta per le lettere e allora al postino è tornata utile una piccola pila di blocchetti di cemento dove la missiva è stata inserrata sperando che qualcuno prima o poi la prenda. A fianco, infilata in un buco della recinzione, ce n’è un’altra, di busta, sembra la fattura di un’impresa di materiali edili alla quale Paolo D’Amico, pochi giorni prima di essere ucciso, aveva acquistato piastrelle per fare un piazzale e un vialetto che da via Colle Toma (che inizia dalla strada provinciale 261 a non molta distanza dal bivio per Fossa e si inerpica per circa 300 metri) porta alla sua abitazione costruita su due livelli: il primo in cemento e il secondo in legno. Il pick-up (un furgoncino con dentro ancora un borsello e una specie di agendina) del dipendente Asm (l’azienda aquilana che si occupa di igiene urbana) – 55 anni, originario di Roma, vita solitaria e con qualche “misteriosa” amicizia – è fermo dal 24 novembre dello scorso anno.
NOTTE DI SANGUE. Era domenica pomeriggio e nella zona c’era buio pesto quando si è diffusa la notizia del delitto. I familiari, che non vivono in zona, lo avevano inutilmente cercato al telefono e alla fine il fratello era andato direttamente nella “villetta” a poche centinaia di metri da San Gregorio (anche se amministrativamente la zona è in Comune di Barisciano) scoprendo la tragedia. È possibile che l’omicidio possa risalire a sabato 23 novembre, in tarda serata.
LE INDAGINI. I carabinieri, in queste settimane, hanno ricostruito nel dettaglio le ultime ore dell’uomo e ciò che potrebbe essere accaduto. Ci sono tracce di dna che, si spera, possano presto portare a individuare l’assassino o gli assassini. Ma gli investigatori vogliono andarci cauti. Facile gettare in pasto all’opinione pubblica uno che magari poi non c’entra. E allora tanti riscontri (dai tabulati telefonici, alle verifiche bancarie, agli interrogatori di amici e parenti) che possano comporre un quadro nitido della situazione. L’impressione è che la verità non sia tanto lontana, ma non è detto che la sapremo presto.
IL SILENZIO. Intorno alla casetta su Colle Toma il silenzio è ancora più “assordante” di quello di tre mesi fa. L’abitazione è circondata da un dedalo di stradine sterrate – dove una macchina “normale” passa a fatica – e attraverso le quali si può fuggire da qualsiasi sguardo e in qualsiasi direzione.
IPOTESI SUL MOVENTE. Tra qualche settimana qui intorno qualcuno tornerà a piantare pomodori e seminare altri ortaggi, ma per adesso tutto è quieto e alle 16 di un pomeriggio qualsiasi di febbraio, con il sole che sta iniziando a declinare e senza un filo di vento, la casetta sembra solo in attesa di sapere quando al suo “padrone” sarà fatta giustizia. Le ipotesi sul movente sono parecchie: sostanze stupefacenti, prestiti non onorati, pagamenti non fatti, una lite per banali motivi alimentata magari da qualche bicchiere di troppo oppure ladri che, già tempo prima, avevano portato via da una sorta di officina improvvisata degli attrezzi.
GIUSTIZIA. Paolo D’Amico faceva piccoli lavori manuali, restaurava mobili e amava molto gli animali e i cani in particolare. I primi giorni dopo l’omicidio ci hanno pensato i carabinieri a dare acqua e crocchette ai suoi cani (due bianchissimi pastori abruzzesi, un setter e un altro di piccola taglia); poi sono stati affidati al canile municipale e magari qualcuno li ha già adottati. Non si vedono neppure i gatti che forse sono andati a cercarsi un altro padrone. Il vento delle settimane passate ha rovesciato qualche vaso e una vecchia sedia. Un innaffiatoio di plastica color verde è finito in mezzo al terreno che Paolo D’Amico stava sistemando per farne un giardino coloratissimo. Voleva trasformare quel pezzo di terra acquistato anni fa in un posto bello da vedere nel quale trascorrere qualche ora in serenità. Invece, in una notte autunnale, quel “giardino mancato” è stato il retroscena di un delitto terribile in cui ha perso la vita un uomo apparentemente “anonimo” forse anche per sua scelta. La speranza è che non resti anonimo anche il suo assassino.
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