Omicidio Sacchi, tre condannati Rabbia e dolore a Montereale

31 Marzo 2022

Il 25enne fu freddato con un colpo di pistola nel 2019. La madre Tina Galati è originaria di Cavagnano Trascorreva le vacanze estive con la famiglia nell’Alto Aterno. Aveva parenti anche a Capitignano  

MONTEREALE. Sono state accolte con un misto di rabbia e dolore le condanne per l’omicidio di Luca Sacchi. Il 25enne ucciso tre anni fa a Roma era originario di Cavagnano di Montereale per parte di madre e aveva parenti anche a Pago di Capitignano. Luca tornava l’estate nell’Alto Aterno per le vacanze con la famiglia. La tragedia che aveva colpito la famiglia Sacchi aveva gettato nello sconforto anche i suoi familiari in Abruzzo.
LE CONDANNE
Tre condanne per concorso in omicidio volontario e tre anni di reclusione per Anastasiya Kylemnyk, l'ex fidanzata accusata di violazione della legge sugli stupefacenti. È quanto deciso dai giudici della prima Corte d’Assise di Roma in merito all’omicidio del personal trainer finito con un colpo di pistola alla testa la notte tra il 23 e 24 ottobre del 2019 nel corso di una rapina. I giudici hanno accolto sostanzialmente l’impianto accusatorio infliggendo 27 anni a Valerio Del Grosso, la persona che sparò a bruciapelo a Sacchi, e 25 anni a Paolo Pirino, che partecipò all’azione omicidiaria. Stessa condanna a Marcello De Propris, che consegnò l’arma usata per sparare. Assolto Armando De Propris, padre di Marcello, accusato della detenzione della pistola. I giudici, dopo oltre 10 ore di camera di consiglio, hanno disposto una provvisionale di oltre 1 milione di euro in favore della famiglia Sacchi.
I GENITORI
«Ci riteniamo soddisfatti, non c’è stato l’ergastolo, ma 27 anni sono tanti» ha commentato a caldo Alfonso Sacchi, padre della vittima. «È stata fatta giustizia. Di Anastasiya non so più che dire, da lei mai una parola. In aula con noi si è scusato solo Armando De Propris, lei no». La madre di Sacchi, Tina Galati, si è limitata a dire, visibilmente commossa, che «l’ergastolo lo hanno dato a noi a vita, Luca è morto per aiutare Anastasiya e questo dovrebbe ricordarselo a vita».
IL PROCESSO
L’omicidio di Sacchi si è consumato nell’ambito di una trattativa intercorsa tra Luca Princi, amico di Sacchi e condannato in abbreviato a 3 anni in via definitiva per violazione della legge sulla droga, e un gruppo di pusher del quartiere San Basilio. Princi avrebbe infatti messo nello zainetto che quella notte Anastasiya aveva con sé i 70 mila euro necessari all’acquisto di droga. Denaro e sostanza stupefacente mai trovate. Anche per questo il pm nel corso della requisitoria ha affermato di non sapere perché Sacchi è stato ucciso. «Il motivo a me ad oggi sfugge. Lo zaino era nelle mani di Pirino. Il grilletto è stato premuto da Valerio Del Grosso con gratuita violenza. Non c’era motivo», ha detto il pm Giulia Guccione nel corso della requisitoria durante la quale aveva chiesto un ergastolo e due condanne a 30 anni. Il proiettile ha trapassato la testa di Luca e non gli ha lasciato scampo». Per l’accusa Princi e Anastasiya, quest’ultima è comparsa anche come parte lesa nel processo, hanno tenuto «un comportamento ostativo all’accertamento della verità dei fatti» e in particolare la giovane «ha mentito e cambiato versione più volte» ma «per fortuna i depistaggi non hanno colto nel segno e oggi si è potuto chiarire il contesto in cui è maturato l’omicidio». (f.d.m.)
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