Omicidio stradale, patteggia 4 anni Travolse un agente penitenziario

Il 39enne si era messo alla guida in condizione psico-fisica alterata: positivo all’alcoltest e alla cocaina Fuggì dopo lo schianto, ma fu incastrato da uno specchietto ritrovato sul luogo dell’investimento
L’AQUILA. Ha patteggiato quattro anni di reclusione Roberto Maurizi, il 39enne che nell’agosto dello scorso anno aveva investito, uccidendolo, l’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Colaiuda, 54 anni, e poi era fuggito senza prestare soccorso alla vittima.
La tragedia si era consumata alle porte della frazione di Scoppito.
L’investitore è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Guendalina Buccella. Nella sentenza di patteggiamento è stata ribadita la revoca della patente di giuda per Maurizi. Riconosciuto anche un concorso di colpa per la vittima che, stando alla ricostruzione, stava camminando nella parte sbagliata della strada, ovvero lungo il ciglio, nello stesso senso di marcia dell’auto. A ricostruire la dinamica dei fatti il perito nominato dal pubblico ministero Roberta D’Avolio, titolare del fascicolo d’inchiesta per omicidio stradale. La fuga del conducente dell’auto era durata poco. L’automobilista era stato subito identificato. A incastrarlo uno specchietto ritrovato sul luogo dell’incidente e le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Maurizi era risultato positivo all’alcoltest e alla cocaina ed era dunque alla guida in una condizione psico-fisica alterata.
La tragedia si era consumata poco dopo le 22 del 26 agosto alle porte di Scoppito dove il poliziotto, in servizio al carcere Le Costarelle di Preturo, viveva nella con la famiglia. Una sera come tante per Giuseppe Colaiuda. Dopo aver cenato in compagnia della famiglia, nella sua casa nel complesso Borgo del Sole (frazione di Casale), l’agente era uscito per la passeggiata di rito con il suo cane. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni ai carabinieri, indossava una pettorina catarifrangente. L’animale sopravvissuto all’incidente era tornato da solo a casa facendo allarmare la moglie e i figli. Ma erano stati alcuni residenti a lanciare l’allarme. Richiamati dal rumore del violento impatto, alcuni cittadini che vivono nelle vicinanze si erano immediatamente precipitati in strada notando un uomo riverso a terra. Nonostante la tempestività dei soccorsi, per il 54enne non c’era stato nulla da fare.
Come accertato dal perito, l’automobilista viaggiava a una velocità di 60 chilometri orari, dieci in più rispetto al limite consentito.
Quando Maurizi è stato raggiunto nella sua abitazione stava tentando di riparare i danni all’auto. La notizia della morte così tragica quanto prematura dell’agente di polizia penitenziaria aveva sconvolto il centro abitato suscitando incredulità e sconforto.

