Onna per tanti anni il suo rifugio

5 Agosto 2020

Ha vissuto nella frazione distrutta dal sisma, amava l’odore del pane e il miele

L’AQUILA. Celso Cioni ha attraversato la storia cittadina degli ultimi trent’anni. È stato protagonista di piccoli e grandi avvenimenti, capace di gesti clamorosi e di mediazioni intelligenti. Ma è stato soprattutto un uomo sensibile e attento alle piccole cose. In un angolo del suo cuore c’era una frazioncina del Comune dell’Aquila, Onna. Il 6 aprile del 2009, prima ancora che sorgesse il sole, era tra le macerie a cercare amici e conoscenti e a provare di salvare il salvabile. Cioni a Onna aveva vissuto parecchio tempo a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo. Aveva scelto il paese non solo perché era a un tiro di schioppo dal capoluogo, ma anche perché, diceva «qui c’è una qualità della vita che finora non ho trovato altrove». A Onna è cresciuta la figlia Camilla, che aveva stretto amicizia con gli altri bambini del borgo, alcuni dei quali non rividero l’alba del 6 aprile. Gli piaceva l’odore del pane che usciva dal forno comunale, amava i prodotti dell’orto, il miele e tutto quanto sapeva di buono e di genuino. Nelle lunghe chiacchierate estive, magari su una panca improvvisata, veniva fuori il sognatore, l’uomo dalle visioni immaginifiche proiettate verso un futuro da costruire e plasmare al meglio.
Durante la campagna elettorale del 2002, quando fu candidato dal centrosinistra contro Biagio Tempesta del centrodestra, il suo entusiasmo era alle stelle. Sapeva che poteva passare dal sogno alla concretezza. «Non mi interessa il ruolo», diceva agli amici con cui si confidava, «mi interessa poter avere gli strumenti per provare a invertire il corso della nostra storia». Quello era un periodo in cui la crisi occupazionale mordeva forte la città e c’era da “inventare” qualcosa di diverso per dare una speranza ai giovani. Andò male ma continuò le sue battaglie come consigliere comunale. Quando poteva si metteva a disposizione delle associazioni di Onna. Gli piaceva molto Piazza Grande, un evento culinario che riempiva di gente il borgo e che ne valorizzava gli angoli più belli. Un anno decise persino di far parte del Comitato organizzatore della festa parrocchiale e lo fece con impegno e, anche grazie a lui, la questua fu tra le più ricche. C’è una foto che lo ritrae con la fascia azzurra di rappresentante della Provincia. Era l’11 giugno 2007, in occasione della commemorazione dei 17 Martiri della strage nazista del 1944. Vicino a lui c’è Berardino Bruno che era stato da poco eletto consigliere di circoscrizione. Seppur con idee politiche diverse avevano fatto amicizia nel nome della valorizzazione e del rilancio di quel pugno di case sul fondo della conca aquilana che di lì a due anni sarebbe stato cancellato dalla storia. Bruno è una delle 40 vittime del borgo simbolo del sisma 2009. Oggi Onna piange Celso. «Ci ha lasciato un amico», hanno scritto le associazioni in un manifesto-ricordo. Quando se ne va un amico, le lacrime non bastano mai.
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