Operai sfruttati, ora gli indagati sono 18

L’accusa: taglieggiati circa settanta manovali per un guadagno illecito di 200mila euro. Firmate dimissioni in bianco
L’AQUILA. Sono diciotto in tutto gli indagati nell’inchiesta sullo sfruttamento degli operai nei cantieri della ricostruzione. Il reato più grave è quello dell’intermediazione illecita.
Ecco, dunque cosa avveniva. Alcuni degli indagati «approfittando della situazione di indigenza nella quale versavano gli operai, facevano attività di intermediazione reclutando manodopera a basso costo nella provincia di Caserta da impiegare per lavori di posa in opera di intonaci, tinteggiature, pavimentazioni e cappotti esterni in diversi cantieri aquilani». La Procura contesta la sistematica violazione delle norme sugli orari di lavoro, ferie e riposo settimanale al punto da esporre gli operai a pericoli per la loro salute «formando, tra l’altro, falsi attestati relativi a corsi di formazione per le specifiche lavorazioni». Questo reato (603 bis, codice penale) è contestato a Michele Bottalico, geometra, pugliese, ma residente e Nereto (Teramo), Pietro Cavagnulo, casertano, operaio, Giovanni Di Pasquantonio, di Valle Castellana (Teramo), amministratore della società Edil Montestella, Salvatore Tessitore e Vincenzo Tessitore, imprenditori, Raffaela Testa, casertana, dirigente della società dei Tessitore, Antonio Villamarino, operaio. Gli altri indagati coinvolti a vario titolo nell’inchiesta dei carabinieri, sono Luigi Lama, Antonio Marrandino, Francesco Marrandino, Giuliano Marrandino, tutti della provincia di Caserta ma residenti a Castel di Sangro, Arturo Narducci, teramano di nascita e residente a Poggio Picenze, direttore generale della ditta Taddei, Sabatino Sette, aquilano, geometra della ditta Taddei, i titolari di questa impresa edile, Carlo Domenico Taddei e Danilo Taddei, Vincenzo Tessitore, anche lui casertano, Imane Khamriche, marocchino residente a Milano, Gianni Antonio De Laurentiis di Roccascalegna (Chieti).
Ai domiciliari si trovano Salvatore e Vincenzo Tessitore, la cui ditta ha un’interdittiva della prefettura, Lama e la Testa. La Procura contesta «una sistematica retribuzione svantaggiosa per le maestranze sfruttate in palese difformità dai contratti collettivi e in ogni caso sproporzionata rispetto alle qualità e quantità di lavoro prestato come desumibile da alcune condotte: sottoscrizione, al momento dell’assunzione, delle dimissioni priva di data cosicché poteva essere allontanato senza alcun vincolo per la società. Calcolo della paga mensile su base giornaliera per importi tra 50 e 80 euro, poi corrisposta con acconti esegui». Omessi anche accantonamenti per la casse edile e assegni familiari. I manovali che avrebbero avuto questo trattamento sarebbero stati circa una settantina a fronte di un risparmio per le ditte di duecentomila euro. Nei prossimi giorni ci saranno gli interrogatori di garanzia delle persone finite ai domiciliari.
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