Operaio della Marelli si frattura un braccio

3 Agosto 2017

Cercava di riavviare una stazione di produzione componenti in movimento I sindacati contro l’azienda: finge di non conoscere le condizioni dei macchinari 

SULMONA. Si frattura un braccio mentgre lavora e l’infortunio scatena l'ennesima polemica intorno alla Magneti Marelli. Un addetto al reparto Ute E di assemblaggio e montaggio pezzi su una delle linee di produzione (precisamente la Tes) ha subìto una frattura all'avambraccio mentre cercava di riavviare una stazione di produzione componenti in movimento. L’infortunio arriva a un mese dall’ultimo e a poco meno dal terzo licenziamento in tre mesi. Da qui la reazione degli operai e in particolare dei rappresentanti sindacali della Fiom-Cgil che tornano a chiedere all'azienda maggiore attenzione e sicurezza nello stabilimento alla zona industriale. «L'azienda continua a far finta di niente, a chiudere gli occhi, continua a fingere di non sapere in quali condizioni versano i macchinari e a cosa sono costretti i lavoratori per riuscire a farli andare avanti», protestano dalla Fiom, «forse perché costa meno un infortunio al mese rispetto alla messa in sicurezza delle macchine? Gli infortuni stanno diventando così frequenti che quasi sono considerati la normalità. La cosa che più fa rabbia è che i lavoratori si stanno autoconvincendo che sia una pratica normale e legittima quella di procedere in questo modo».
Gli operai Fiom, però, non mollano e annunciano controlli serrati attraverso i loro responsabili e addetti alla sicurezza. «Chiediamo ancora una volta ai lavoratori di rifiutarsi di effettuare ripristini pericolosi nelle macchine in movimento, e ai conduttori di avere cura, ogni inizio turno, che le porte e le sicurezze siano regolarmente incluse», incalzano dalla Fiom, «con i nostri rappresentanti dei lavoratori sulla sicurezza cercheremo in ogni modo di controllare periodicamente che tutte le sicurezze siano incluse, laddove verranno riscontrate manomissioni a dispositivi di sicurezza verranno chiamati in causa gli enti preposti». Appena un mese fa è stato licenziato un lavorare per aver saltato un turno e ad aprile ne erano stati mandati a casa altri due. Addirittura tre in tre mesi, una media troppo alta per Alfredo Fegatelli, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che inizia a temere per il futuro dei lavoratori e dell'azienda stessa. Nei mesi scorsi massicci erano stati gli scioperi contro i licenziamenti del caporeparto in servizio da 30 anni e dell'operaio interinale, oltre che 'per protestare contro gli infortuni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA