Opere pubbliche, anno zero

7 Settembre 2018

Allarme di Cicchetti (Ance): problema serio, serve una task force per gestire le pratiche

L’AQUILA. Troppe opere pubbliche al palo, a quasi dieci anni dal sisma. Interi aggregati ancora puntellati, in pieno centro storico, che ospitavano enti, biblioteche, scuole. Pochi i cantieri partiti, che vanno a rilento, come quello dell'ex sede municipale, palazzo Margherita, che non sarà pronto per il decennale del terremoto. E ancora, la cattedrale di San Massimo, di cui si attende la riconsegna, la biblioteca e il Convitto nazionale, che affacciano su piazza Palazzo, l'ex sede del liceo classico e quella della Camera di commercio. Ancora ferme al 2009 anche la centralissima scuola De Amicis, la sede universitaria di piazza del Teatro, il Teatro comunale e il palazzo ex Inail, in via XX Settembre. «Quello della ricostruzione pubblica è un problema serissimo», afferma il presidente dell'Ance provinciale, Adolfo Cicchetti, che chiede rinforzi per smaltire le pratiche. L'Ance ha chiesto al Provveditorato alle opere pubbliche l'istituzione di una task force, impegnata solo sulla ricostruzione dell'Aquila.
CANTIERI FERMI. Si contano sulle dita di una mano i cantieri pubblici avviati, ma non ancora pronti per essere restituiti alla città. E' il caso della sede municipale di palazzo Margherita, dove ci sono voluti otto anni e mezzo per far partire i lavori, finanziati dal Credito cooperativo italiano. Grande scalpore fece l'inaugurazione del cantiere, avvenuta in pompa magna il 7 novembre 2016, a cui parteciparono i finanziatori del progetto e gli esponenti dell'allora amministrazione Cialente. In realtà, i lavori di ristrutturazione hanno preso il via solo a settembre 2017 e non termineranno prima di un paio d'anni. La ditta vincitrice dell'appalto, l'associazione temporanea di imprese Samoa restauri, prevede la riconsegna dell'opera a fine 2019, se non ci saranno ritardi. «E, poi, c'è il maxi aggregato che abbraccia Liceo classico, convitto nazionale, biblioteca provinciale e sede della Camera di commercio», dice Cicchetti, «tutto congelato, come se dieci anni non fossero passati». Stesso destino per l'ex scuola elementare De Amicis, che ancora non viene appaltata e per la storica sede dell'Università, in piazza del Teatro. Incerta la data di riconsegna della cattedrale di San Massimo.
SERVE PERSONALE. «Abbiamo chiesto al Provveditorato alle opere pubbliche l'istituzione di una task force perché si ravvisa la necessità di dare un'accelerata alla ricostruzione pubblica. Senza personale, le pratiche restano al palo, «fa notare il presidente dell'Ance, «l'accordo sottoscritto dal Comune dell'Aquila con l'Ance e il Provveditorato alle opere pubbliche per lo snellimento delle procedure burocratiche, va nella giusta direzione. Di questo, bisogna dare atto al sindaco, Pierluigi Biondi, e al mio predecessore alla guida dei Costruttori, Ettore Barattelli. Adesso dobbiamo dare seguito a quell'accordo e far partire i cantieri».
MENO OPERAI. «Il dato è paradossale», secondo Cicchetti: il numero di occupati nell'edilizia, nell'ultimo biennio, è sceso del 20%. Dato diffuso il mese scorso dall'Ance «direttamente collegabile alla stasi della ricostruzione pubblica, a cui si somma una diminuzione fisiologica degli interventi sul territorio. Nel comune dell'Aquila sono state portate a termine solo 292 opere pubbliche su 607 interventi previsti. Tutto questo nel più grande cantiere d'Europa».
FRAZIONI ABBANDONATE. Non è solo la ricostruzione pubblica a tirare il freno. L'Ance pone l'accento «sulla necessità di potenziare gli Uffici speciali della ricostruzione, dove serve nuovo personale per dare un'accelerata all'approvazione dei progetti e arrivare a una quantità di pratiche istruite soddisfacente. Quartieri, come Valle Pretara, uno tra i più popolosi, sono all'anno zero», incalza Cicchetti, «serve una svolta. Non si può parlare solo di ricostruzione del centro storico: il cuore dell'Aquila batte anche nelle frazioni».
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