Orari e turni di lavoro falsificati: «Una vera combine tra poliziotti»

12 Giugno 2023

Spuntano nuovi dettagli sulle indagini nei confronti dei 19 agenti della Stradale coinvolti a vario titolo Contestata, tra gli altri reati, la truffa per «aver preso retribuzioni ingiuste per attività non prestate»

PRATOLA PELIGNA. Sono durissime le accuse lanciate dal sostituto procuratore Stefano Iafolla nei confronti dei 19 agenti coinvolti nell’inchiesta che ha scosso la sottosezione della polizia stradale di Pratola Peligna. Il quadro emerso dalle indagini è messo nero su bianco in un corposo fascicolo di ottomila pagine. Tra i reati contestati ai poliziotti c’è anche quello di falso ideologico per aver fornito false dichiarazioni nei fogli di servizio e nelle schede di controllo riepilogative dei turni di sorveglianza svolti. Iafolla ha sottolineato «un’allarmante combine tra gli indagati» nel falsificare la documentazione di servizio. «A taluni di loro», si legge nel provvedimento, «è attribuito il reato di truffa per avere, in molteplici occasioni, tramite la falsificazione dei fogli di servizio, delle schede di controllo e delle dichiarazioni di lavoro straordinario, conseguito una retribuzione ingiusta per l’attività lavorativa non prestata». Tra i poliziotti indagati figurano numerosi amministratori pubblici, come il sindaco di Rocca Pia, Pasquale Berarducci, il vicesindaco di Bugnara (fresco di nomina), Michele Stinziani, e i consiglieri comunali Luigi Capaldi, sempre di Bugnara, e Alessio Imperatore di Pettorano sul Gizio, che vive a Bussi sul Tirino. Questi gli altri indagati: Alfonso Bartoli, Alessandro Cruciani, Beniamino Del Rosso, Giovanni De Sanctis, Paolo Di Loreto, Sandro Fasciani, Vincenzo Fiorentino, Luca Madonna, Marco Novelli, Franco Perna, Dino Petrella, Christian Presutti, Gianni Ranieri, Domenico Simonetti e Angelo Tarola. Per dieci di loro il pubblico ministero ha chiesto una misura interdittiva che consiste nel ritiro per un anno del distintivo del corpo. Richiesta che il giudice per le indagini preliminari, Alessandra De Marco, esaminerà nell’udienza fissata per giovedì prossimo 15 giugno. I reati contestati a vario titolo sono truffa ai danni dello Stato, furto, peculato, omissione di soccorso e omissioni di atti d’ufficio. La principale contestazione è quella di aver abbandonato, sistematicamente, per soli fini personali, il posto di lavoro, in violazione dell’ordine e delle disposizioni generali o particolari loro impartite. Dalla complessa e articolata indagine è emerso, con l’evidenza di riscontri oggettivi, che gli indagati, in maniera del tutto spregiudicata e in totale spregio del ruolo ricoperto, dopo aver iniziato il servizio, spesso in ritardo rispetto all’orario effettivo, si recavano e intrattenevano, per fini esclusivamente personali, in alcuni esercizi commerciali in località estranee alla giurisdizione di competenza. «La sistematicità di tali condotte», evidenzia il sostituto procuratore Iafolla, «unita a un senso d’impunità con cui questi soggetti hanno inteso svolgere il proprio ruolo di agenti della forza pubblica, ha pregiudicato l'intero sistema di sicurezza, prevenzione e soccorso della viabilità sul territorio».
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