Orsa uccisa, sequestro annullato Leombruni riavrà il suo telefonino

Il Riesame: «Può ledere la privacy». La Procura sospettava una premeditazione dell’indagato E continuano le scorribande di Petra tra le case di Lecce nei Marsi. Il sindaco: «Si ipotizza la cattura»
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Andrea Leombruni, il 56enne di San Benedetto dei Marsi accusato di aver ucciso l’orsa Amarena lo scorso 1° settembre, deve riavere il proprio telefonino. Il Tribunale del riesame dell’Aquila (presidente Alessandra Ilari, giudici Ciro Riviezzo e Giovagni Spagnoli), ha annullato il provvedimento di sequestro disposto dalla Procura di Avezzano. Il dispositivo dovrà quindi essere riconsegnato all’indagato. Non vi sarà alcuna analisi sul dispositivo fatto sequestrare il 9 settembre scorso. Proprio ieri mattina il procuratore Maurizio Maria Cerrato aveva affidato l’incarico all’analista forense Luca Russo chiedendo di verificare le conversazioni (anche sui social) avvenute dal 15 agosto al 9 settembre scorsi. Il pm Cerrato che coordina l’inchiesta sospetta che Leombruni abbia agito con premeditazione. Da qui il sequestro del telefonino.
LE MOTIVAZIONI DEL RIESAME
Secondo i giudici del Tribunale per il riesame «il decreto ha ad oggetto il sequestro del dispositivo che contiene una massa di dati personali – la maggior parte dei quali inconferenti rispetto alla finalità di provare che l’indagato abbia ucciso l’animale con dolo e senza necessità – in difetto della preventiva indicazione da parte del pm dei dati che è necessario acquisire a fini di prova, o, quantomeno, dei criteri di selezione di tali dati. Non è sufficiente il generico richiamo a messaggi che sarebbero stati postati sui social network, non essendosi tradotta tale indicazione nella specificazione dei dati da acquisirsi, o dei criteri da adottarsi nella selezione (ad esempio, acquisire copia forense di tutti i messaggi concernenti l’orsa Amarena). In difetto di tale specificazione, potrebbero essere acquisiti tutti i dati contenuti nel dispositivo, anche inconferenti rispetto al reato per il quale si procede, con lesione del diritto alla riservatezza e a fini meramente esplorativi».
CONFERMATI ALTRI SEQUESTRI
Il Riesame dell’Aquila ha invece confermato gli altri sequestri – fucili, tagliole, munizioni – fatti in casa dell’indagato, difeso dagli avvocati Stefano Guanciale e Berardino Terra. Per i giudici può bastare una verifica per dimostrare che Leombruni «è dedito alla caccia», e che «l’uccisione dell’animale non è avvenuta accidentalmente o a scopo difensivo, ma sia stata preordinata o addirittura premeditata».
COSA SI POTEVA SCOPRIRE
Dall’esame del telefonino potevano emergere, secondo la Procura, importanti novità. Ovvero «la sussistenza dell’elemento psicologico del reato, poiché la polizia giudiziaria ha avuto notizia che l’indagato aveva manifestato sui social network accessibili anche attraverso gli smartphone l’intenzione di uccidere l’orsa, poiché questa aveva già in precedenza effettuato raid in centri abitati».
ANCORA ORSI IN AZIONE
Nel frattempo non si placano le scorribande dell’orsa Petra in cortili e pollai di Lecce nei Marsi. Raid che stanno allarmando parte della popolazione. «Abbiamo spiegato più volte ai residenti come comportarsi e cosa evitare», commenta il sindaco Augusto Barile, «abbiamo anche emanato un’ordinanza per evitare di far esporre l’umido lungo le strade del paese durante la notte. Purtroppo, se dovesse presentarsi un problema di sicurezza per le troppe incursioni dell’orsa non escludiamo che si debba far ricorso alla cattura e all’allontanamento forzato dal paese».
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