Orso morto, cacciatori all’attacco Critiche alla gestione del Parco

Non si placano le polemiche dopo l’investimento di un esemplare sulla superstrada Sora–Avezzano Federici (presidente Associazione libera caccia Abruzzo): «Serve un piano a tutela dei plantigradi»
AVEZZANO. «La visione del Parco in materia di salvaguardia dell’orso marsicano ha evidentemente fallito». È l’attacco dell’associazione nazionale Libera Caccia alla condotta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A parlare è il presidente regionale Gianpiero Federici, originario della Valle Roveto, coordinatore delle dinamiche gestionali dell’attività venatoria. Sotto accusa le misure adottate dall’ente a tutela della specie. La presa di posizione, dopo la morte dell’esemplare investito nel territorio di Canistro, appena una settimana fa. «Troppe morti che potevano, e dovevano, essere evitate. Le cause sono sotto gli occhi di tutti. È bene che il Parco le riconosca e si adoperi per ripristinare le condizioni ambientali più congeniali a garantire la permanenza degli orsi in quello che dovrebbe essere il proprio habitat naturale». Federici sostiene che l’allontanamento di alcuni individui dai territori del Parco riveli «delle mancanze alimentari all’interno, altrimenti questi animali non avrebbero necessità di spostarsi in cerca di cibo», prosegue. Ipotesi che il Pnalm, però, non ritiene plausibile, come ribadito in un post pubblicato appena tre giorni fa: «Un orso marsicano, di circa 20 anni, che a metà agosto pesa 183 chilogrammi, di certo non era affamato né denutrito, a dimostrazione che gli orsi non hanno fame, ma sono solo bravi ad approfittare delle opportunità alimentari che offrono loro il territorio e gli uomini, con attività non sempre condotte in modo impeccabile». Di tutt’altro avviso l’associazione di caccia, che riferisce un’alterazione del quadro faunistico a causa dell’abbondanza di alcune specie, come i cinghiali. «Bisogna agire rapidamente. Innanzitutto è il caso di strutturare un piano per i corridoi faunistici che, da un lato, potrebbe scongiurare gli incidenti stradali e, dall’altro, favorirebbe gli spostamenti in sicurezza dei plantigradi. Al tempo stesso è fondamentale condurre un censimento dettagliato degli esemplari che abitano l’intero territorio e risolvere le situazioni di sovraffollamento». Condizione, questa, che, a detta dell’associazione, può compromettere la scena alimentare dell’orso. «Ci mettiamo a completa disposizione dell’ente qualora le proposte vengano prese in considerazione. Il nostro vuol essere un dialogo costruttivo, affinché si possa fare ordine, ripristinare un ambiente congeniale alla salvaguardia della specie. In caso contrario rischiamo di mettere seriamente a repentaglio la sopravvivenza di questo straordinario esemplare», conclude Federici.

