Ospedale a rischio collasso

Personale carente e sotto stress, a Natale chiuso il reparto di osservazione breve
AVEZZANO. La carenza di personale nei reparti dell’ospedale e nell’intera Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila rischia di portare al tracollo, nel giro di pochi mesi, l’intero sistema sanitario. Problemi sono stati evidenziati nelle unità operative di Medicina, Geriatria, Ortopedia, Pronto soccorso e Otorino. Ma, secondo i sindacati, la situazione potrebbe peggiorare. Se a ciò si aggiunge la grande affluenza di pazienti che ogni giorno arriva nel principale ospedale della Marsica, allora la tendenza sembra imboccare una strada senza ritorno. Basti pensare che nei giorni di Natale e Santo Stefano, a causa delle tante richieste al pronto soccorso è stato necessario chiudere il reparto di Osservazione breve. Il personale del pronto soccorso, infatti, viene utilizzato anche per l’Obi.
Ma visto il numero di casi arrivati in questi due giorni, a tutela dei pazienti è stato deciso di chiudere e concentrare le risorse per i casi di emergenza. I reparti hanno poco personale che, però, sta facendo grandi sacrifici. In molti casi non vengono rispettate neanche le direttive previste dalla legge 161 del 2014 che prevede determinati turni e ore di riposo. Il personale lavora quindi sotto stress.
Già a settembre era stato lanciato l’allarme, da parte dei sindacati, per il reparto di Medicina. I lavoratori erano allo stremo delle forze e avevano dovuto far fronte al periodo estivo con turni estenuanti e duri carichi di lavoro. Era stata minacciata addirittura la denuncia all’ispettorato del lavoro. In pochi anni sono state perse 150 unità nell’ambito dell’Asl.
«Nel 2010 c’erano 4.053 dipendenti», spiega Pino De Angelis, segretario regionale della Uil-Fpl, «ed erano il frutto di una già sofferta mediazione a fronte della crisi nella regione e del commissariamento. Per assistere i nostri pazienti sarebbero servite 5.000 unità. Ora siamo a 3.910 dipendenti, di cui 370 sono precari e 112 pensionati del 2016. Oltre a questo va aggiunta l’apertura di nuove strutture e servizi».
In questi anni sono stati aperti hospice a Pescina, L’Aquila e Sulmona, strutture residenziali ad alta intensità assistenziale, deputate al trattamento di pazienti con patologie inguaribili. Poi ci sono gli Obi di Avezzano, L’Aquila e Sulmona. Quest’anno è stata inaugurata anche la nuova Rems di Barete, senza contare le case famiglia.
«Il personale turnista lo stiamo massacrando», spiega De Angelis, «e c’è da chiedersi se le altre aziende sanitarie della regione abbiano applicato tutte questo tipo di tagli. Ci sono due casi drammatici avvenuti nelle scorse settimane, un’infermiera morta sul lavoro e una colpita da infarto, salva per miracolo perché era in funzione in quel momento il servizio di emodinamica. Un concorso da infermiere nella provincia dell’Aquila non si fa dal 2000. E poi si parla di 254 infermieri imboscati, che in realtà sono nient’altro che gli aventi diritto ai benefìci previsti dalla legge 104, oppure portatori di malattia che non consente loro di lavorare in alcuni settori. Vogliamo dare sanità a questo territorio», si chiede De Angelis, «o fare solo strumentalizzazione e proclami sulle spalle dei lavoratori? Di questo passo finiremo per fare campanile non più tra L’Aquila e Avezzano, ma con Pescara, Teramo e Chieti. Se non prendiamo provvedimenti subito sul problema del personale, a giugno chiuderemo diversi reparti».
La Uil-Fpl ha chiesto un incontro urgente al direttore generale dell’Asl Rinaldo Tordera. Incontro che dovrebbe tenersi subito dopo le festività natalizie.
De Angelis si è detto pronto a chiedere un incontro anche con l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci.
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