Ospitò opere degli Uffizi Sull’uso della sala è scontro

4 Dicembre 2017

SANTO STEFANO DI SESSANIO. «Le cattive notizie non arrivano mai da sole, spesso si accoppiano e ne generano altre più sconcertanti. È stata smantellata la sala dove furono messe in mostra le opere...

SANTO STEFANO DI SESSANIO. «Le cattive notizie non arrivano mai da sole, spesso si accoppiano e ne generano altre più sconcertanti. È stata smantellata la sala dove furono messe in mostra le opere provenienti dalla galleria degli Uffizi con tutti gli allestimenti predisposti per la sicurezza e l’accoglienza dei visitatori». Comincia così il post su Facebook, firmato dall’architetto Stefano Cardelli, che ha messo in subbuglio tutti gli abitanti di Santo Stefano di Sessanio. Cardelli fa riferimento a una mostra del 2011 all’interno del borgo: «Fu una felice intuizione di Tonino D’Aloisio insieme a Walter Mazzitti e Daniele Kihlgren, che portò a Santo Stefano di Sessanio circa 14.000 visitatori» continua il post. «Vorrei conoscere le motivazioni e le determinazioni burocratiche che hanno determinato l’annientamento di un’opera che all’epoca comportò un esborso di otre 50.000 euro. Ma è ancora più preoccupante sapere che l’amministrazione Comunale si sta accingendo ad uscire dal Club dei borghi più delli d’Italia. Queste due notizie collegate insieme sembrano propiziare un revisionismo culturale che non ci appartiene».
Pronta la risposta del sindaco di Santo Stefano, Fabio Santavicca: «Non si può parlare di smantellamento della sala. Nel 2011 sono stati fatti lavori al piano terra del palazzo del Comune per permettere l’esposizione, ma adesso le opere realizzate all’epoca si erano lentamente deteriorate e la sala era inutilizzabile», spiega. «Una quindicina di finestre erano state chiuse completamente in quell’occasione, come erano stati messi fuori uso i termosifoni attraverso contropareti che abbiamo deciso di rimuovere per permettere agli abitanti di tornare a vivere quegli spazi in maniera piena. Un’operazione che ha alla base anche motivi di sicurezza. Gli allarmi erano già stati staccati da tempo. L’iniziativa di togliere le contropareti ha riguardato tutte le persone che sono rimaste a vivere a Santo Stefano e che lavorano solo per gli interessi sociali di questa piccola comunità, senza secondi scopi economici o privati». La sala, infatti, è l’unica all’interno del comune che viene utilizzata come spazio ricreativo e culturale, per cene, eventi e serate. Un punto di riferimento per gli abitanti. Riguardo, invece, alla richiesta da parte del sindaco sulle modalità di uscita dal Club dei borghi più belli d’Italia, Santavicca spiega: «Si è trattato di una provocazione nei confronti di chi dice che Santo Stefano si sta ricostruendo come il Trentino e che rischia di perdere dunque la propria identità. Se così fosse, non avremmo motivo di restare nel Club».
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