Padre De Gennaro: «Il Giubileo non è un fatto economico»
L’AQUILA. Al momento delle preghiere dei fedeli, padre Giuseppe De Gennaro, responsabile del «Dono di Gesù» inizia a cantare in latino. Poche parole, dieci in tutto, che fanno riferimento all’insegna...
L’AQUILA. Al momento delle preghiere dei fedeli, padre Giuseppe De Gennaro, responsabile del «Dono di Gesù» inizia a cantare in latino. Poche parole, dieci in tutto, che fanno riferimento all’insegnamento del profeta Osea «Quia misericordiam volo et non sacrificium et scientiam Dei plus quam holocausta». In pochi, su due piedi, tra i fedeli riuniti per la messa domenicale nella struttura dell’Università della Preghiera, intuiscono la portata di quelle parole. «Il profeta parla di amore e di misericordia», spiega il gesuita, ripetendo queste dieci parole talmente tante volte che anche i bambini dopo un po’ iniziano a cantare in latino. «Vorrei che questo fosse l’inno del Giubileo straordinario voluto da Papa Francesco», riprende De Gennaro. «Un messaggio universale diretto prima di tutto all’Europa che deve ritrovare le sue radici, attraverso il perdono e la reciproca comprensione, dimenticando gli errori del passato. In altre parole serve misericordia piuttosto che sacrifici che talvolta diventano olocausti anche nell’accezione più tragica del termine». L’apertura del prossimo Giubileo straordinario, acquista un significato importante, avverrà nel 50esimo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, che si chiuse nel dicembre 1965, spingendo la Chiesa a continuare l’opera iniziata con il Vaticano II. «Un’opportunità enorme per tutti noi, mi dispiace che se ne parli solo in termini di ricaduta economica. Ben vengano le visite ai luoghi sacri del cristianesimo, ma tutto è vano senza una reale riscoperta della fede e dell’amore». (fab.i.)
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