«Pagai le cure a casa per il Covid» Un’altra denuncia per Leombruni

26 Ottobre 2021

Rivenditore di auto ha presentato un esposto alla Finanza raccontando di aver sborsato 1.750 euro Il medico continua a dire che è tutto un equivoco. Il gip convalida l’arresto e concede i domiciliari 

SULMONA. Arresti domiciliari concessi a Paolo Leombruni, il medico sulmonese di 52 anni arrestato venerdì scorso con l’accusa di aver chiesto soldi a una paziente malata di tumore per una prestazione medica domiciliare. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli, dopo aver convalidato l’arresto, eseguito in flagranza di reato dai carabinieri del Nas di Pescara, ha disposto la scarcerazione dal penitenziario del capoluogo adriatico, applicando la misura cautelare degli arresti a casa. Nel corso dell’udienza di ieri mattina, il medico, assistito dall’avvocato Massimo Zambelli, ha spiegato che si è trattato di un grosso equivoco. La somma dei 230 euro che avrebbe intascato dalla paziente malata di tumore, che aveva denunciato il caso ai carabinieri, sarebbe il costo di una normale prestazione professionale fatta a domicilio del paziente. Peraltro il medico, negli ultimi mesi, non era più in servizio in ospedale, per cui non avrebbe agito a titolo di pubblico ufficiale. Il sostituto procuratore ha invece confermato tutte le accuse chiedendo per l’indagato la conferma della custodia cautelare in carcere. Alla luce di un quadro in cui sono presenti ancora molte contraddizioni, il gip ha ritenuto di alleggerire la misura accogliendo in parte le richieste della difesa, che aveva avanzato istanza di libertà per Leombruni.
L’ACCUSA
Leombruni è accusato di aver chiesto soldi in cambio di terapie nei confronti di una persona affetta da gravi patologie. In particolare, la vittima sarebbe rimasta sorpresa dopo che il medico, in occasione di una visita di emergenza avvenuta al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona, le avrebbe proposto di somministrarle, a domicilio, terapie adiuvanti, con medicinali provenienti dalla Svizzera, in cambio di denaro. Inoltre, durante la perquisizione eseguita dai carabinieri del Nas sarebbero state trovati medicinali provenienti dalla farmacia dell’ospedale e quindi non reperibili in commercio.
LA DIFESA
Secondo il legale di Leombruni, l’avvocato Zambelli, «ci si trova di fronte a un evidente equivoco e a un errore di valutazione da parte degli investigatori, fuorviati forse dalla deposizione della paziente, la quale avrà capito una cosa per un’altra, pensando di essere vittima di un raggiro. Leombruni non ha mai proposto un programma terapeutico alternativo, ma solo soluzioni fisiologiche per far fronte a quelli che erano gli effetti collaterali della cura che sta facendo per la sua condizione».
LE INDAGINI
Non si fermano le indagini dei carabinieri del Nas di Pescara. Dopo aver sequestrato i medicinali trovati nella borsa e nell’abitazione del medico riferibili all’ospedale, i carabinieri si sono messi alla ricerca di altri pazienti che avrebbero ricevuto cure da Leombruni in cambio di denaro. A tal proposito hanno ascoltato un rivenditore di auto che durante la pandemia avrebbe ricevuto cure domiciliari pagando 1.750 euro.
La denuncia era stata già inoltrata alla Guardia di finanza di Sulmona. Nell’esposto il commerciante di auto ha raccontato i particolari del rapporto avuto con il medico partendo dalla telefonata con cui chiedeva notizie della moglie ricoverata e come lui alle prese con il Covid. Nel corso della telefonata, sempre secondo il contenuto dell’esposto, avrebbe proposto di «cambiare terapia domiciliare per ottenere una guarigione più rapida». Dopo la persistenza del contagio, il commerciante decise di contattare il medico per farsi somministrare la cura in parte per via endovenosa e in parte per via orale. Il tutto al costo di 250 euro al giorno. Agli investigatori il compito di accettare se nel comportamento del medico possano essere ravvisati ipotesi di reato.
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