Paganica, ancora macerie e strade rotte

30 Marzo 2011

In piazza tra la gente: in due anni in centro storico non si è mosso nulla

L'AQUILA. «A noi, a Est, macerie e impianto a biomasse, a Ovest Università e alloggi per studenti». Sono arrabbiati, a Paganica, i cittadini che accolgono la redazione mobile del Centro. Qui, al container della delegazione, arrivano alla spicciolata persone che chiedono notizie sui moduli abitativi provvisori ancora in via di realizzazione. In una piazza Umberto I deserta e puntellata, con tre fiamme dell'ex Msi in bella mostra, a Pasqua esporranno le reliquie dei protettori. Ma non sarà la solita festa.

Paganica, due anni dopo. Lo sviluppo caotico dei nuovi insediamenti abitativi, dove molti aquilani si sono ben calati nel ruolo di «frazionisti», fa a pugni con l'immobilismo del centro storico. «In via Roma», si arrabbia il consigliere di frazione Daniele Ferella, «per non mettere in sicurezza una sola casa rimasta da puntellare s'impedisce di rientrare ad altri residenti che, nel frattempo, sono costretti a stare in esilio, con enormi disagi e conseguenti spese aggiuntive che potrebbero essere impiegate per la ricostruzione. Via Duca degli Abruzzi è un percorso sicuro.

Il camper del Centro sfiora balconi e finestre. «E le macerie dove le mettiamo?», chiede il presidente del consiglio di circoscrizione Ugo De Paulis. «Noi abbiamo dato la disponibilità a ospitarle nel sito ex Teges. Finora ci stanno portando quelle dell'Aquila, di Onna e di Arischia. Poi, quando arriveranno quelle di Paganica le porteremo a Barisciano, ammesso che si apra l'impianto, con doppia spesa. La preoccupazione dei ritardi e dell'immobilismo è comune a tutto il territorio. Qui, così come a Bazzano, San Gregorio, Tempera, Pescomaggiore è tutto fermo al 6 aprile 2009. Si è solo puntellato. E qualche edificio è anche caduto in seguito al deterioramento causato dall'azione della pioggia e del gelo. La condizione delle case del centro peggiora giorno dopo giorno. Qui non se ne fa una questione politica. Sul terreno della ricostruzione non ci si può dividere. Bisogna solo partire». Alcuni residenti segnalano che nella zona di Sant'Antonio sono avvenute delle demolizioni con tutti i mobili dentro. Dolore su dolore per i proprietari degli immobili.

C'è ancora gente senza casa, a Paganica. Due anni dopo il sisma ancora non vedono la luce i moduli abitativi provvisori che Cialente, dopo lunga battaglia, è riuscito a ottenere per i nuclei della frazione rimasti appiedati. Una prima parte saranno pronti entro Pasqua. Uno dei problemi più sentiti dalla gente è quello della scuola media. I consiglieri di frazione, contrari al puntellamento propedeutico alla riparazione, hanno chiesto la demolizione della parte vecchia per realizzarvi uno spazio pubblico, da adibire magari a parcheggio. Invece pare che ci siano volontà diverse. I ragazzi segnalano la mancanza di un campo da calcio che si potrebbe realizzare in un'area vicina al progetto Case di Paganica 2. Nella zona centrale del paese, invece, ci sarà un centro polifunzionale già acquistato coi fondi Federfarma. Previsto anche un nuovo distretto sanitario.

Sarà la Caritas a finanziare i lavori per un centro coperto a uso sportivo mentre resta insoluto il mistero della grande incompiuta del centro polivalente che aspetta di aprire dal 1997 dove, secondo le ultime previsioni, dovrebbe andare un centro fiere. Ma qui poco ci credono. Tonino Ferella, al quale sta a cuore la soluzione del problema delle case in cooperativa nate sulla faglia di Santa Croce, segnala i disagi legati ai servizi e alla viabilità. «Nel progetto Case di Paganica 2 non passano gli autobus per colpa di una bretella di 100 metri. Vanno fatti lavori anche per il raccordo col nucleo industriale. Anche alla strettoia di Bazzano va risolto il problema del passaggio dei pullman. Nel progetto Case non ci sono servizi, nemmeno un negozietto. Ora, grazie alla Caritas, ci sarà una tensostruttura per messe e incontri. Andrebbe risistemata anche via Onna dove il continuo passaggio di camion ha fatto danni».

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