Paganica, l’ex carcere potrebbe diventare centro per la cultura

Raffaele Alloggia portavoce della comunità della frazione che un tempo era Comune e aveva l’edificio per i detenuti
L’AQUILA. La ristrutturazione dell’ex carcere mandamentale di Paganica (di proprietà comunale) dev’essere fatta in modo che possa presto diventare un Centro culturale e ospitare tutte quelle associazioni paganichesi che oggi non hanno una sede.
Lo chiede Raffaele Alloggia, cittadino di Paganica che conosce bene la storia della struttura, dove negli ultimi anni c’era la sede della sezione locale dei Donatori di sangue.
«La ricostruzione del centro storico di Paganica», afferma Alloggia, «è iniziata, anche se ci vorranno ancora anni per vederlo rinascere. L’ex carcere mandamentale si trova in una posizione centralissima, vicino alla chiesa di Santa Maria del Presepe, nota come chiesa del Castello perché fu edificata sul colle dove c’era l’antico castello. A Paganica il carcere c’è stato sin dal Regno delle Due Sicilie. Nel 1861 con l’Unità d’Italia divenne carcere mandamentale e fu potenziata anche la Pretura, dove lavorò un giudice venuto da Catanzaro, Michele Scarfoglio, il quale sposò Marianna Volpe, sorella dello storico Gioacchino Volpe. Dalla loro unione nacque nel 1860 Edoardo Scarfoglio il quale, con la moglie Matilde Serao, nel 1892 fondò “Il Mattino di Napoli”. Il carcere, per come strutturato, poteva ospitare detenuti condannati per piccoli reati, ma durante “il Ventennio” ci finirono anche gli antifascisti. Nel 1975 a Paganica fu fondata la sezione Donatori di sangue e chiesi al sindaco Ubaldo Lopardi di avere una sede all’interno della ormai ex struttura carceraria. Ci fu concessa e nell’inverno del 1977 i locali furono restaurati grazie all’impegno di un nutrito gruppo di donatori di sangue. Il terremoto ha fatto crollare una parte della sede, che quindi è diventata inutilizzabile. Oggi si comincia a parlare della sua ristrutturazione e sarebbe importante che diventasse punto di riferimento non solo per i Donatori, ma per tutte le associazioni culturali e sportive di Paganica. Tra l’altro», conclude Alloggia, «all’ex carcere sono legate storie di personaggi che vi sono stati rinchiusi, tra cui una in particolare, quella di Ferdinando Ferella, antifascista. Il figlio e nipote di Ferella, che sono all’estero, prima del terremoto sono tornati a Paganica e hanno voluto vedere la cella dove fu tenuto il nonno, cella dentro alla quale Ferdinando aveva inciso, su una pietra del pavimento, il suo nome e cognome».
Ferdinando Ferella fu incarcerato all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso, accusato, insieme ad altri giovani, di avere buttato lungo le strade di Paganica, nella tarda sera della festa della Madonna d’Appari, volantini contro il fascismo nei quali era scritto, tra l’altro, che il regime avrebbe portato alla rovina l’Italia.
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