Paganica, un amore nato all’ombra dell’Adunata alpini

10 Maggio 2016

Lui è una penna nera originaria di Bassano del Grappa Nel maggio 2015 conobbe Annarita e fu colpo di fulmine

L’AQUILA. Fra pochi giorni ad Asti si aprirà l’89 adunata nazionale degli alpini. Ma non si è ancora spenta l’eco dell’Adunata dello scorso anno all’Aquila. Una Adunata che ha fatto anche qualche piccolo “miracolo”. Come quello dell’incontro di due persone non più giovanissime che si sono trovate e innamorate. La storia ce la racconta Marco Spadaro di Paganica, dove è avvenuto il “miracolo”: «C’è fermento questa sera a Paganica. È convocata l’Assemblea annuale del gruppo alpini Mario Rossi di Paganica che conta più di duecento penne nere tutte accorse nella sala sociale del Rugby Club. Si fa il punto sull’Adunata 2015 e si traccia un avvenire di nuove fusioni e di nuova crescita. Segue cena. Tutto ok. All’angolo di uno dei tavoli ci sono due nuovi. Bella coppia. Lei schiva ma sorridente, lui gigantesco, barbuto e crinuto, poi sapremo che non è un nuovo iscritto, semplicemente è un Alpino del Nord Italia, per noi di Paganica un nuovo acquisto. Con mia moglie Letizia ci sediamo di fronte a loro. Tra un bicchiere e l’altro viene fuori la loro storia. I due sono un “prodotto” dell’Adunata nazionale 2015. Vi ricordate i campi e gli accampamenti dell’Adunata? Chi tra noi non ha vissuto la complicità reciproca, l’esuberante allegria delle comitive di Alpini in trasferta? E bevuto e cantato. Ebbene Renzo Gallio, vecchio alpino veneto, era sceso all’Aquila da Bassano del Grappa con mille suoi commilitoni per partecipare all’Adunata ed era venuto ad alloggiare a Paganica. Qui aveva conosciuto Annarita Aloisi. Per certo si frequentarono nella kermesse festaiola dei canti e delle bevute reinventandosi gli incontri tra gli impegni ufficiali di Renzo nelle cerimonie e nelle sfilate ed apprezzandosi reciprocamente, lei nella scoperta della nostra vasta e rumorosa esuberanza, lui con la soddisfazione di aver saputo fruire della leggendaria forza e gentilezza della gente d’Abruzzo. Sull’argomento relativo alle modalità di incontro, per la verità, i nostri due commensali sono stati alquanto schivi. Si sono illuminati invece nel descriverci quello che ne è seguito. L’addio a sorpresa di Annarita all’Alpino che partiva con i suoi compagni a fine Adunata. Il carteggio che Renzo ha subito avviato, fitto e cavalleresco come si conviene, ma anche riscontrato con trasporto e sentimento dall’amata (potenza della posta elettronica!). Telefonate a gogò. E poi la sorpresa finale. «Pronto chi parla?» «Sono io, Renzo, e sto uscendo dal casello!». L’auto di Renzo era colma di bagagli e ricordi. «Posso restare?» «Resta!».

Renzo è rimasto.

Da qualche mese i due coabitano e fanno coppia fissa. Lei continua le proprie occupazioni. Lui ha disfatto i bagagli, è in pensione ma non sta mai fermo, come un vero alpino veneto. «Che cosa stavo a fare Bassano?».

Un dì sui monti capitò un Alpino, che disse alla ragazza “Ti fo sposa”. Soneranno le campane un bel mattino. Bella coppia!

Intanto la cena era finita, gli Alpini si avviavano all’uscita, si spegnevano le luci e gli amici di servizio pulivano i tavoli. Attorno a noi si era formato un capannello: Raffaele, Mario il tesoriere, Giacomino, tanti altri. «Ti ricordi, sotto la naja io ero a Gorizia». «Ed io ero qui all’Aquila e poi sulle Alpi, bei tempi, altro vino!». Renzo ci raccontava di quando, artigliere, aveva perso il mulo e l’ufficiale lo aveva spedito a recuperare la culatta dal pezzo da solo (80 kg) e lui ce l’aveva fatta. Annarita sgranava gli occhi sul suo Alpino doc. Fuori tutti! Sbraita il cuciniere. Nel parcheggio è ancora Renzo a stuzzicare: «Amici un altro giro.. .c’è quel bar in piazza...». La luna piena quella notte ci guardava beata dall’alto».

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