Pagati gli stipendi al dottore precario del supercarcere

20 Novembre 2020

SULMONA. «È assolutamente vero che nel cammino della vita la speranza è l’ultima a morire. Aggiungo: la preziosa presenza di amici veri e sinceri lo rende maggiormente piacevole e percorribile». Così...

SULMONA. «È assolutamente vero che nel cammino della vita la speranza è l’ultima a morire. Aggiungo: la preziosa presenza di amici veri e sinceri lo rende maggiormente piacevole e percorribile». Così Homayoun Effati, il medico precario del supercarcere senza stipendio da otto mesi, ringrazia la stampa per aver denunciato la situazione. «Vorrei avere onore di ringraziare tutti professionisti che nei giorni precedenti con la loro grande sensibilità mi hanno compreso e hanno riportato in maniera lodevole nei loro giornali e radio con massima professionalità ed efficienza la mia storia», interviene il medico, «credo nella giustizia divina e auguro prosperità e salute a voi amici tutti».
Il medico di origini iraniane, da 15 anni precario nel carcere cittadino, era rimasto senza compenso professionale per 8 mesi a causa di un disguido amministrativo. Il dottore, dopo aver raccontato la sua storia alla stampa, ha visto finalmente accreditati i compensi. Ora Effati potrà pagare con la giusta tranquillità le tasse che non ha mai mancato di onorare. Soddisfatto il segretario generale territoriale Uil Pa, Mauro Nardella, che si era schierato a fianco del professionista sanitario, che conosce da più di 15 anni lavorando nello stesso posto, seppur in ruoli diversi. Non è la prima volta che il medico si rivolge alla stampa per risolvere una vertenza che va avanti da molto tempo. (f.p.)