Paghe da fame e ricatti per i disperati del Fucino

6 Maggio 2015

Solo 2,50 euro a ora per i braccianti costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno L’ombra della malavita sul commercio degli ortaggi destinati al Nord Europa

AVEZZANO. Guadagnano 2 euro e 50 centesimi l'ora e lavorano tra le 12 e le 14 ore al giorno. Nessuno gli versa i contributi e non hanno alcun diritto riconosciuto. Sono gli invisibili delle campagne del Fucino che la Flai-Cgil vuole far uscire allo scoperto grazie a una maxi vertenza che permetterà loro di avere un contratto di lavoro e un salario adeguato. Sono oltre 2mila le aziende agricole del territorio dove sono impiegati 9.500 braccianti. L’osservatorio “Placido Rizzotto” della sigla sindacale ne ha tracciato un identikit nel quale però ci sono ancora troppi lati oscuri. 

«Sappiamo che ci sono tantissimi lavoratori stagionali che non denunciando non ci permettono di avere un quadro chiaro della situazione», ha commentato Ada Sinimberghi, coordinatrice Flai-Cgil Abruzzo, «ci sono lavoratori che risiedono nella Marsica e possono essere rintracciati e altri invece che non sono residenti e non possono essere contattati per la regolarizzazione del lavoro. Siamo in una zona di confine con territori che hanno visto coinvolti in situazioni come queste associazioni malavitose e non è escluso che anche qui ci possano essere delle infiltrazioni. Per questo l’Abruzzo è una delle tappe della campagna della Flai-Cgil che mira a far emergere lo sfruttamento del lavoro».

Da reportage e inchieste è emerso che proprio dalla Marsica partirebbero delle insalate e degli altri ortaggi destinati ai mercati del nord Europa con un costo triplicato. Un viaggio nel quale a prevalere non sarebbe la legge del mercato ma quella della malavita che impone prezzi e regole. «Ci sono 400mila persone in tutta Italia che vivono in questa situazione, 100mila dei quali rischiano la schiavitù», ha commentato Jean Renè Bilongo, della Flai Cgil nazionale, «i braccianti sono costretti ad accettare il volere del caporalato senza poter dire una parola perché hanno bisogno di quei soldi. Grazie alla vertenza del Fucino vogliamo fare proposte innovative per offrire delle vie di fuga da questo fenomeno dello sfruttamento ai tanti braccianti impegnati in queste terre. I lavoratori immigrati della zona sanno che la Cgil è una stampella sulla quale appoggiarsi. Ci sono molti braccianti che hanno dei diritti e non lo sanno, per questo abbiamo pensato di allargare il ventaglio delle nostre collaborazioni coinvolgendo anche ambasciatori e delegati di altre nazioni». La maggior parte dei braccianti impiegati nelle terre del Fucino è di origine marocchina, romena e albanese. Per questo nella due giorni organizzata dalla Flai verranno ospitati anche il console generale del Marocco, Mohamed Basri, e la responsabile dell'ufficio affari sociali e lavoro dell'ambasciata di Romania, Elena Mirela Videa. «C'è un legame strettissimo tra il Fucino, l'Agropontino e il Casertano», ha precisato Marcello Pagliaroli, segretario provinciale Flai-Cgil, «molti braccianti vengono assunti qui perché le aziende usufruiscono degli sgravi dell'Abruzzo che rientra nelle regioni del Mezzogiorno, e poi vanno a lavorare a Caserta o a Fondi. Abbiamo avuto delle segnalazioni di lavoratori con regolare contratto di lavoro ai quali viene corrisposto però il 30 per cento del compenso dovuto, un vero e proprio ricatto che viene fatto per permettere loro di avere poi la disoccupazione agricola. Lo sfruttamento e il caporalato nella Marsica sono una realtà. Abbiamo numerose vertenze aperte di aziende che non pagano i contributi con oltre 200 lavoratori coinvolti. Auspichiamo che le nostre proposte vengano ascoltate e che nel Piano di sviluppo rurale vengano favorite le aziende in regola».

Eleonora Berardinetti

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