Pagliare chiede di partecipare al recupero dell’ex Sercom
L’AQUILA. «A Sassa abbiamo appreso con piacere l’intenzione del Comune di ristrutturare e valorizzare l’ex Sercom ma chiediamo che nelle fasi progettuali venga di nuovo coinvolta la popolazione...
L’AQUILA. «A Sassa abbiamo appreso con piacere l’intenzione del Comune di ristrutturare e valorizzare l’ex Sercom ma chiediamo che nelle fasi progettuali venga di nuovo coinvolta la popolazione locale». È quanto scrive Maria Scarsella, residente a Pagliare di Sassa, da sempre impegnata sul fronte della riqualificazione della frazione. «Era il 1999», ricorda nella nota Scarsella, quando il presidente di Italia Nostra regionale, Emiliano Giancristofaro», scrive Scarsella, «propose, su richiesta degli abitanti di Pagliare, un progetto di recupero del borgo, inviato sia al sindaco che alla Soprintendenza. Da allora il progetto venne presentato ai vari rappresentanti istituzionali, prefetto incluso. Nel 2000 nei locali della Regione Abruzzo si stipulò un protocollo d’intesa, voluto dall’allora assessore Filadelfio Manasseri. Sempre nel 2000 s’iniziò lo studio per vincolare il borgo di Pagliare date le sue caratteristiche storiche e paesaggistiche, vincolo arrivato nel dicembre del 2005. Nel mese di marzo del 2002 iniziarono i lavori per la realizzazione di una grande struttura commerciale-ricreativa da parte della ditta Sercom su una superficie di circa 122.000 metri quadrati sul territorio di Pagliare di Sassa. Venne edificato, però, soltanto un capannone di circa 22.000 metri quadrati e, per inadempienze contrattuali da parte della proponente, nel 2013 il tutto diventò proprietà del Comune dell’Aquila. Nel 2017 ho presentato al Comune la documentazione relativa al progetto per il recupero del borgo e per il riuso del capannone ex Sercom. A questo punto mettiamo, fin da ora a disposizione le nostre competenze frutto di anni di studio e di ricerca per la stesura definitiva del recupero dell’ex Sercom e della riqualificazione di Pagliare, forti anche della profonda conoscenza della nostra storia».
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