«Palazzo con un piano di troppo» Ecco i motivi alla base del crollo

Il tribunale ha condannato il ministero delle Infrastrutture per gli omessi controlli del Genio civile «All’origine del disastro di Campo di Fossa le deviazioni dalla disciplina antisismica per quell’edificio»
L’AQUILA. Quel palazzone aveva un piano di troppo. Contrastava con le normative in materia di altezza contenute nella legge del 1962 sulle norme tecniche per l’edilizia, con speciali prescrizioni per le località colpite dai terremoti, come, storicamente, avviene per L’Aquila. Il peso dell’edificio era eccessivo rispetto al numero dei pilastri, inadeguato rispetto al progetto originario. Dalle 12 pagine della sentenza emessa dal giudice Monica Croci – che ha riconosciuto un risarcimento danni superiore al milione in favore dell’avvocato Guido Fioravanti, che nel sisma ha perso entrambi i genitori, Claudio Fioravanti e Franca Ianni – emerge quella che il magistrato sintetizza come la «grave negligenza del Genio civile». A pagare sarà il ministero delle Infrastrutture e trasporti (ex Lavori pubblici) in cui risultava incardinato l’ufficio del Genio civile.
UN PIANO DI TROPPO. «Deve ritenersi», scrive il giudice Croci, «che all’origine del crollo vi siano senz’altro le deviazioni dalla disciplina antisismica poste in essere nella realizzazione dell’edificio, anche in ordine a quanto effettivamente realizzato, dovendosi ritenere che le varianti introdotte – tra cui l’aumento di un piano e quindi di peso senza neppure adeguare il numero dei pilastri rispetto all’originario progetto – non possa che aver peggiorato la risposta sismica di un edificio che, già nel numero originario di piani previsto, era assolutamente incapace – se non altro per l’enormità del divario tra le azioni sismiche correttamente calcolate e quelle poste a base del progetto strutturale esibito al Genio civile (pari al 60 per cento) – di offrire la resistenza sismica che l’osservanza della disciplina vigente (ossia la condotta diligente) avrebbe ad esso conferito».
«GRAVE NEGLIGENZA». Secondo il tribunale, dunque, emerge la «grave negligenza del Genio civile nello svolgimento del proprio compito di vigilanza sull’osservanza delle norme poste dalla legge vigente, in tutte le fasi in cui detta vigilanza era prevista». E ancora: «Le negligenze del Genio civile si pongono in nesso causale col suo successivo crollo in occasione del sisma 2009, avendo consentito la messa in opera di una costruzione del tutto priva dei requisiti che tale ufficio era chiamato a verificare, deficienze che ne determinarono il radicale e letifero collasso, con conseguente decesso degli occupanti».
ARCHIVIAZIONE PENALE. Per il crollo dell’edificio di via Campo di Fossa 6B, che causò la morte di 27 persone, tra residenti e studenti universitari che vi abitavano – uno dei palazzi col maggior numero di vittime – all’esito delle indagini fu la stessa Procura a chiedere l’archiviazione. Tutti i potenziali indagati, otto, erano infatti morti all’epoca dei fatti. Progettisti, costruttori, tecnici. Caso archiviato, dunque, come uno dei tanti crolli rimasti impuniti e la cui maggior parte fu imputata alla vetustà delle strutture colpite dal sisma. Eppure, dalla lunga e complessa indagine contrassegnata da una serie di consulenze tecniche sulle cause del crollo, emersero profili di responsabilità a carico dei costruttori e dei funzionari del Genio civile dell’epoca, che avevano accertato la conformità di quell’edificio alla normativa antisismica. Da lì è scaturita l’azione civile risarcitoria che ha trovato accoglimento in primo grado.
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