Palazzo Pica Alfieri in vendita: la proposta anche per il Comune

Il marchese: «Essendo un edificio vincolato, Stato, Regione ed enti locali hanno il diritto prelazione» Sulle polemiche: «Ha retto al sisma grazie agli investimenti della mia famiglia, non del pubblico»
L’AQUILA. È forse l’ultima chiamata per le istituzioni pubbliche – e soprattutto per il Comune dell’Aquila – per evitare che lo storico palazzo settecentesco Pica Alfieri e i tesori che custodisce finiscano chiusi a chiave – e quindi non più fruibili a visitatori e scolaresche – nelle mani di privati provenienti chissà da dove. Tra chi si sarebbe fatto avanti per l’acquisto, infatti, ci sarebbero anche soggetti da fuori Europa, attratti dal gioiello nobiliare di architettura barocca di piazza Santa Margherita, nel centro storico aquilano.
L’ultimo appello lo lancia il marchese Fabrizio Pica Alfieri: «Essendo uno stabile vincolato, lo Stato, la Regione e il Comune per Legge possono esercitare la prelazione a parità di prezzo». Lo stesso Pica Alfieri, dopo essere stato costretto a mettere in vendita per questioni ereditarie il piano nobile del palazzo – con affreschi, arazzi, antichi scrittoi, preziosi tendaggi e lampadari in cristallo nelle sale di rappresentanza – nei giorni scorsi ha parlato di «sconfitta» e di «disinteresse delle istituzioni cittadine».
LE POLEMICHE SUI LAVORI
Dopo la diffusione della notizia dell’annuncio da 5,2 milioni di euro, sulla famiglia Pica Alfieri si sono abbattute feroce polemiche: il palazzo storico è stato infatti restaurato negli anni scorsi con contributi pubblici. Il marchese ha deciso quindi di difendersi. «Palazzo Pica Alfieri è stato costruito dagli Alfieri nel XVIII secolo, poi mantenuto, custodito, tramandato e difeso dai Pica Alfieri», dice, spiegando: «Nel 2009 il terremoto non lo ha abbattuto ma solo lesionato: le dorature, gli affreschi e i damaschi sono originali, realizzati a spese dei miei avi e non certamente dello Stato, ma solo ripuliti e restaurati come avvenuto per tutti gli immobili dell’Aquila e del cratere». E ancora: «A differenza dei molti palazzi crollati, il mio ha resistito perché mio padre e mia madre con enormi sacrifici hanno eseguito pesanti lavori di restauro dagli anni ’70 in poi. E infine io nel 2000, eliminando un appartamento di 140 metri quadri per amore dell’arte, dell’architettura e della storia dell’edificio, ho riportato alla luce la monumentale galleria – unica nel Centro Italia – oggi denominata “Donna Evelina”. Il palazzo Pica Alfieri non lo ha costruito lo Stato così come non ha comprato e restaurato i suoi preziosi arredi, ma ha solo contribuito al rinforzo e consolidamento della struttura. Oltre al piano nobile vi sono altri 6 appartamenti nonché uffici e locali commerciali di altri proprietari anch’essi beneficiari del contributo: dunque per il piano nobile, fatti i conti, il contributo è stato pari a meno di un milione di euro. Ciò che rende prezioso il palazzo, inoltre, non sono i restauri post-sisma ma la sua storia, i suoi preziosi e rari arredi e gli affreschi».
L’ANNUNCIO DI VENDITA
L’annuncio di vendita del piano nobile, che ha ospitato di recente feste e visite con aperture al pubblico, ha destato prima curiosità e poi, come detto, polemiche. «Nel cuore del centro storico dell’Aquila, eccezionale appartamento nobiliare di quasi mille metri quadrati. Prezzo: 5 ,2 milioni di euro», si legge nell’annuncio, che spiega: «Luogo eletto da sovrani, principi e alti dignitari ecclesiastici, l’impianto originario ha origini quattrocentesche. Completamente ristrutturato con un lungo e imponente lavoro di consolidamento, è stato restituito alla città in tutta la sua magnificenza nel 2018». E, ancora: «L’imponente facciata cattura il punto di vista sulla piazza con il magnifico doppio portale, enfatizzato dalle quattro colonne doriche che sorreggono il balcone, unico tra gli edifici storici cittadini. L’ampio Scalone d’onore ricorda le architetture dei grandi palazzi romani, palazzo Farnese in primis».
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