Palazzo Ricci, dal restauro spuntano tesori nascosti

26 Maggio 2015

Capitignano, grazie ai lavori della Soprintendenza l’edificio sarà presto fruibile L’architetto D’Alò: «Decorazioni, stucchi e affreschi tornati all’antico splendore»

CAPITIGNANO. Un soffitto a cassettoni ligneo e l’esplosione di colori delle decorazioni pittoriche risalenti al 1500 saranno presto fruibili all’interno di Palazzo Ricci, a Mopolino di Capitignano, grazie ai lavori di restauro condotti dalla Soprintendenza unica per il cratere, in corso di completamento. L’importante edificio, che va inquadrato nell’ambito degli insediamenti dell’Alto Aterno, e in particolare nel feudo originario di Montereale, tornerà infatti presto visitabile, insieme ai tesori riscoperti al suo interno. L’edificio attuale è frutto di un vasto rimaneggiamento di una precedente residenza di campagna, databile alla fine del XVI secolo, appartenuto alla famiglia Ricci, proveniente probabilmente dalla Toscana e stabilitasi nell’Aquilano nella prima metà del XV secolo. A riservare sorprese è stato soprattutto il salone al piano nobile del palazzo, in origine coperto da un tavolato dipinto, attribuito a Vincenzo Manenti, con Amorini che inquadrano il Ratto di Ganimede, mentre le pareti erano decorate da affreschi e da stemmi della famiglia, ancora visibili.

«Nei lavori condotti da Giovanni Stern (architetto romano di metà Settecento) e dai suoi successori, il vasto ambiente fu coperto da una falsa volta in camera canna su centine lignee, visibile già prima del restauro, da un’intercapedine posta al piano superiore», spiega l’architetto della Soprintendenza unica per il cratere, Gianfranco D’Alò, che ha seguito il cantiere. «I lavori consentiranno la fruibilità dell’intercapedine, dando così modo di leggere il sovrapporsi delle fasi costruttive e di apprezzare sia le raffinate tecniche settecentesche utilizzate nella volta leggera dello Stern, sia quelle cinquecentesche utilizzate per il soffitto ligneo sovrastante e perfino le occultate decorazioni pittoriche». Le pareti della stanza vennero decorate da una serie di festoni, ora solo parzialmente conservati, che anticipano il gusto neoclassico. Altre decorazioni a tempera intervennero nelle sale del piano nobile e in alcuni stucchi della scala. «Sono stati lasciati a vista anche elementi caratteristici dei presìdi antisismici settecenteschi quali pareti a struttura lignea riempita con materiali leggeri ed elastici», continua D’Alò. «Il livello di fruizione, naturalmente, è aumentato dai lavori di restauro che hanno riguardato gli apparati decorativi fissi, come affreschi, tempere, e stucchi delle volte e delle pareti. Di particolare bellezza è la loggia decorata con tempere che simulano un apparecchio lapideo degradato e aggredito dalla vegetazione. È stata restituita una facies del palazzo inaspettata e comunque dalle altissime qualità formali e realizzative».

Le opere hanno permesso anche un miglioramento del comportamento sismico dell’edificio con il rafforzamento delle murature, il controllo delle antiche catene con l’introduzione di nuove e la rimozione della copertura in cemento armato, risalente agli anni Sessanta. «Tutto ciò è stato possibile grazie alla condivisione di obiettivi tra tutti gli attori dell’operazione», conclude D’Alò. «La sinergia che si è così creata ha fatto sì che le risorse disponibili siano state sfruttate al meglio per valorizzare un bene colpito dal sisma trasformandolo in una risorsa dalle grandi potenzialità per il territorio in cui si trova».

Michela Corridore

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