Palazzo sotto il ponte da demolire Il Comune fa partire le procedure

Nell’edificio ci sono 40 alloggi (26 sono dell’Ater) e la ristrutturazione è costata un milione di euro Si dovranno garantire immobili equivalenti ai proprietari di prima casa e permute agli altri
L’AQUILA. Il Comune dell'Aquila ha avviato il procedimento per la demolizione dell’edificio di via Fontesecco 29 su parte del quale passa il cavalcavia, noto come “ponte Belvedere”. Il settore ricostruzione pubblica, con una lettera a firma del dirigente Mario Di Gregorio responsabile unico del procedimento, in questi giorni ha scritto una lettera all’Ater (azienda territoriale per l’edilizia residenziale) e ai proprietari privati, comunicando che l’edificio sarà abbattuto e che all’Ater e ai privati saranno date in cambio altre abitazioni attualmente di proprietà del Comune che le ha avute negli anni con il meccanismo dell’abitazione equivalente (si parla di una disponibilità totale di oltre 600 alloggi). Il nodo resta il tempo che ci vorrà per portare a termine l’operazione. Nella lettera si legge che «con l’approvazione del progetto definitivo sarà apposto il vincolo preordinato all’esproprio. Nel frattempo sarà determinata l’indennità di esproprio spettante a tutti i proprietari, prediligendo la permuta di immobili di proprietà comunale di valore equivalente».
Dunque, l’esproprio partirà quando sarà approvato il progetto definitivo dell’abbattimento e ricostruzione del cavalcavia e su questo si sta già lavorando ma ci vorrà certamente qualche mese.
Per capire quello che potrebbe succedere bisogna riepilogare la questione. Il palazzo al civico 29 il 6 aprile del 2009 non ha avuto grossi danni, anzi nell’immediato fu classificato A (edificio dove cioè sarebbero bastati piccoli interventi da 10.000 euro ad alloggio). Poi fu declassato a B (danni non strutturali riparabili con lavori per un costo massimo di 80.000 euro). Furono eseguiti interventi di ristrutturazione (sui quali gli inquilini non hanno potuto dire la loro) spendendo un bel po’ di soldi pubblici (pare circa 20.000-30.000 euro in media ad appartamento). Su come furono fatti quei lavori meglio far cadere un velo pietoso. La realtà è che, come di recente hanno denunciato gli inquilini, quegli appartamenti sono invivibili a causa soprattutto dell’umidità a cui il ponte contribuisce non poco. Verrebbe da chiedersi perché non fu deciso subito di abbandonare l’immobile dando, così, una casa più dignitosa agli inquilini. Anche qui siamo nel regno dei misteri.
Fatto sta che se i conti sono giusti, per ristrutturare l’immobile, nel post sisma si spese quasi un milione di euro. Ora bisognerà spendere dei soldi per abbatterlo per poi dare, a chi ne ha diritto, nuovi alloggi la cui ricostruzione è stata pagata doppiamente dallo Stato (una volta per ricostruire il rudere ceduto al Comune e un’altra per ricomprare la casa equivalente a chi l’ha chiesta).
Una tombola di soldi, altra pagina nera della “luminosa” rinascita del capoluogo d’Abruzzo. Ora però quel che è fatto (male) è fatto, bisogna guardare al presente. L’edificio ha 40 alloggi, 26 dell’Ater (azienda territoriale edilizia ) e 14 dei privati (che nel tempo li hanno riscattati). I privati che hanno nell’edificio la “prima casa” potranno scegliere un immobile equivalente (quindi in teoria decidere dove andare a vivere, pur sempre dentro il comune dell’Aquila, e sarebbe strano se non fosse concesso loro quello che è stato concesso a mezza città). Chi ha una seconda casa potrà optare per la permuta (deve cioè scegliere un alloggio già di proprietà comunale). L’Ater dovrà avere alloggi pari a quelli che “perde”, sempre con la formula della permuta, ma questo è un capitolo ancora da scrivere.
Di case vuote in giro ce ne sono parecchie, anche nei condomìni, perché sono stati tanti quelli che hanno abbandonato l’angusto palazzone in centro storico per una villetta in periferia. Ci sono palazzi dove non è rimasto praticamente nessuno e nonostante ciò sono stati ricostruiti. La lettera inviata dal Comune agli inquilini del civico 29 fa riferimento, tra l’altro, a un accordo di massima (su esproprio e demolizione) che sarebbe stato raggiunto tra Ater, Comune e inquilini stessi, in una riunione del 28 luglio scorso tenuta negli i uffici dell’Azienda territoriale.
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