Palazzo Spaventa, si sblocca il progetto per la casa dei Gesuiti

Il Comune concede il permesso a costruire in deroga dopo aver perso la battaglia per incassare le quote Ici
L’AQUILA. Il Comune, dopo vari passaggi burocratici, ha concesso il permesso a costruire in deroga per Palazzo Spaventa di proprietà della “Provincia di Napoli della Compagnia di Gesù”, i Gesuiti (procuratore speciale avvocato Paolo Quadruccio). Il permesso è stato firmato dal dirigente avvocato Domenico de Nardis. Palazzo Spaventa, è scritto in una scheda dei Beni culturali, è “una struttura tardo ottocentesca situata dietro la chiesa di Santa Margherita, lungo via Andrea Bafile. Il palazzo mostra un’elegante ricercatezza dello stile liberty-neoclassico, con nicchie, vasi e inferriate a motivi geometrici presso le bucature. Danneggiato nel 2009, è ancora in attesa di restauro”. Del permesso a costruire in deroga si è occupato (come prevedono le norme urbanistiche) anche il consiglio comunale che a fine 2019 ha approvato una delibera nella quale si chiariva che la “deroga” era riferita a “lavori di miglioramento sismico, recupero abitativo del sottotetto, modifiche dei prospetti e installazione di un ascensore per il superamento delle barriere architettoniche”. Il provvedimento ottenne il via libera con 22 voti favorevoli e l’astensione dei consiglieri Lelio De Santis (Cambiare insieme) e Antonio Nardantonio (Il Passo possibile). Le deroghe (rispetto al piano regolatore del 1979 e quindi al “dov’era e com’era”) sono consentite per modifiche – ai fini di un più corretto inserimento dell’edificio nel suo contesto – di sagoma e della configurazione architettonica esterna anche con riduzione del volume iniziale, riorganizzazione e riallineamento delle gronde e delle coperture senza aumento di volume; modifiche alla configurazione architettonica esterna conseguenti a variazioni della tecnica costruttiva; limitate traslazioni dei colmi, senza variazioni di quota, al fine di un loro riallineamento con le strutture portanti, qualora strettamente necessario per motivi statici; aperture di ingressi per autorimesse; riorganizzazione della configurazione esterna finalizzata al superamento delle barriere architettoniche o determinata da interventi di adeguamento alle vigenti norme igieniche-sanitarie”.
Palazzo Spaventa era stato al centro anche di un contenzioso fra Gesuiti e Comune per il pagamento dell’Ici. La causa si è conclusa meno di un anno fa con una sentenza della Cassazione che ha dato ragione ai Gesuiti che hanno potuto di dimostrare ai giudici che l’edificio “era destinato alla residenza e alla formazione di sacerdoti e, per l’appunto, a luogo di culto”. Il Comune, per sostenere le proprie ragioni, aveva esibito anche un articolo del Centro pubblicato nel 2008 nel quale si parlava della mancanza di sacerdoti nella struttura.
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