Palumbo: «Ferella lasci l’assessorato, via anche de Nardis»

Ricostruzione frazioni, il consigliere Pd dopo lo stop del Tar De Santis (Idv): «Urbanistica bloccata da scelte pasticciate»
L’AQUILA. Dimissioni dell’assessore all’Urbanistica Daniele Ferella e spostamento ad altri incarichi del dirigente avvocato Domenico de Nardis. Lo chiede il capogruppo del Partito democratico Stefano Palumbo dopo la sentenza del Tar che ha bocciato – su ricorso della Soprintendenza – la delibera dell’aprile 2019 (e non solo quella) che “allentava” alcuni vincoli per la ricostruzione dei centri storici delle frazioni. «Una disfatta su tutta la linea per l’amministrazione comunale», scrive Palumbo, «quella sancita dalla sentenza del Tar. Si torna così, dopo tre anni di giunta Biondi sprecati in uno scriteriato percorso amministrativo, alle norme stabilite nel 2016 dalla precedente amministrazione, con il nuovo Piano regolatore generale, di cui invece tanto ci sarebbe bisogno, scomparso ormai dal dibattito pubblico. È una sconfitta innanzitutto dell’arroganza con cui la giunta, sostenuta acriticamente dalla sua maggioranza, è andata testardamente avanti contro ogni logica di buonsenso e di buona amministrazione, sorda rispetto ai rilievi palesi che io e altri consiglieri di opposizione abbiamo sollevato formalmente in occasione di ogni passaggio in aula. Una sconfitta che imporrebbe le immediate scuse innanzitutto alla città e ai suoi cittadini, per il caos generato e i ritardi accumulati, e in secondo luogo alla Soprintendenza schernita dall’assessore in più di una circostanza».
Per il consigliere Lelio De Santis (Idv-Cambiare insieme) «l’urbanistica è paralizzata dalla spregiudicatezza di un Comune pasticcione. La sentenza del Tar non ha solo bocciato la delibera consiliare numero 21 dell’aprile 2019, che modificava la precedente del 2016 e che introduceva aumenti di volumetria in tutte le zone A delle frazioni, ma ha inferto una lezione tecnica, giuridica e amministrativa alla giunta comunale talmente forte da doverne trarre le conseguenze politiche. Non è il giudizio negativo di minoranze estremiste o ambientaliste, ma una sentenza netta e motivata – sostenuta dalle valutazioni tecniche della Soprintendenza ai beni ambientali – a cancellare una politica urbanistica improvvisata e utilitaristica, in spregio a norme di tutela sacrosante. D’altra parte, il colpevole ritardo nella redazione del nuovo Piano regolatore generale, definito negli indirizzi complessivi nella precedente consiliatura, sta a certificare la reale volontà dell’amministrazione attiva a operare con varianti urbanistiche o con provvedimenti in deroga, senza una visione generale e senza la tutela dell’interesse comune».
Per quanto riguarda la giunta comunale e la maggioranza che la sostiene quella di ieri è stata una giornata movimentata. Ci sono stati contatti e fatte valutazioni sia politiche che giuridiche anche se per ora non sono state prese contromisure alla sentenza del Tar.
Le ipotesi però sono due: proporre ricorso al Consiglio di Stato oppure chiedere un confronto con la Soprintendenza per cercare una via di uscita tenendo conto che i giudici amministrativi hanno rimesso in pista, per quanto riguarda le frazioni, la delibera del 2016 della giunta Cialente.
Il tentativo è di dare comunque risposte a problematiche – e ritardi – emerse nella ricostruzione dei paesi cercando di evitare il muro contro muro con la Soprintendenza.
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